La Notte dei Lunghi Coltelli: Morte a Credito

C’è tutto il buio e la potenza di Karim Qqru nel disco d’esordio di La notte dei lunghi coltelli, progetto solista del batterista degli Zen Circus. Cultura e attualità si mescolano per dare vita a testi che si muovono all’interno di un ampio (e atipico) range musicale

La Notte dei Lunghi Coltelli

Morte a Credito

(Cd, Black Candy)

elettronica, hardcore

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La Notte dei Lunghi Coltelli- Morte a CreditoKarim Qqru, batterista degli Zen Circus, lascia (temporaneamente) cassa e rullante a favore della chitarra, suo primo amore, e insieme a Izio Orsini (membro dei Jackie O’s Farm) e Ale Demonoid Lera (già batterista degli Exilia) dà vita (e voce) a La Notte dei Lunghi Coltelli e a un album d’esordio, Morte a Credito, dai mille (e imponenti) riferimenti.

Il nome della band, infatti, rievoca l’epurazione voluta da Hitler che coinvolse i vertici delle SA e gli oppositori del regime, mentre quello del CD è tratto da un’opera di Louis-Ferdinand Céline, un omaggio a uno dei grandi scrittori del Novecento e al suo personale viaggio introspettivo nell’animo umano.

Céline non è l’unica presenza che aleggia in questa produzione: La caduta, traccia d’apertura di un album che si preannuncia subito carico, non solo di significati ma anche di sonorità, è invece un rimando ad Albert Camus, da cui Karim prende spunto per dipingere l’assurdità dell’esistenza umana.

C’è qui, come nei restanti trenta minuti, tutta la rabbia e l’energia del punk e dell’hardcore, mischiata quasi sempre con un’elettronica dal minimalismo vintage. Ancora un francese, Jacques Prévert, presta i propri versi a una versione elettro-rap di J’ai toujours été intact de Dieu, per poi muovere verso i freddi territori russi con l’Ivan Iljc di tolstojana memoria: un pezzo strumentale di oltre quattro minuti in cui il suono sporco del synth si sposa armonicamente alla chitarra in un loop ipnotico.

Non solo grandi classici della narrativa europea, ma anche l’attualità declinata attraverso i fatti quotidiani che permeano la nostra realtà, espressi nell’hardcore delirante di La nave marcia e nella bellissima title track. DDR, una sorta di intro di quasi un minuto dai toni cupi e freddi, fortemente alienanti, fa da apripista al punk, che impera sovrano in questo brano in cui spiccano un’ottima linea di basso e una voce rassicurante, quanto tagliente negli intenti.

D’isco deo, malinconica e potente orazione in sardo a opera di Diego Pani, in onore alla terra d’origine di Karim, è una prova lampante della versatilità (oltre che della forza espressiva) di questo cd. Che si chiude con Levatemi le mani dalla faccia, cantata da Aimone Romizi e La notte dei lunghi coltelli, con la partecipazione di Nicola Manzan (Bologna Violenta) al violino. Oltre a un’inquietante ghost track che suona come un esperimento di metafonia. Da ascoltare, non fosse altro che per l’originalità.

Morte a Credito è un album che si muove perfettamente tra generi diversi (punk, hardcore, elettronica, rock, ambient), ma che a tratti manca di un’identità precisa. Di sicuro l’attento lavoro sulle liriche denota quanto possa essere potente la lingua italiana, quando usata per rivelare una realtà che noi stessi stentiamo ad accettare.

 

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Simona Fusetta
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