Foo Fighters: Wasting Light

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Foo Fighters

Wasting Light

(Cd, 2011)

rock

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recensione Foo Fighters: Wasting LightThe Foo Fighters are back; un ritorno alle origini per il quintetto che si ritrova nel garage di Dave Grohl, abbandonando Prootool e la registrazione digitale per riaffidarsi al caro, vecchio analogico. Potente e immediato, Wasting Light esce una settimana dopo il rilascio in streaming gratuito undici delle tracce, come se il gruppo volesse dimostrarci che nonostante ciò, è un album che vale la pena acquistare e toccare con mano. Sono canzoni che arrivano soprattutto dai Foo Fighters di The Colour and the Shape, nelle quali però il nostalgico voltarsi indietro è spazzato via dalla potenza dei riff e la voce di Grohl.

L’album si apre con un riff distorto e stridente, e le parole “these are my famous last words” aprono la pista alle risonanze punk di Bridge Burning, seguita dall’hard rock esplosivo del singolo Rope. Non mancano brani più melodici, coma la rock ballad Dear Rosemary, nella quale i Foo Fighters si avvalgono della voce (e chitarra) di Bob Mould, frontman degli Sugar e dei Husker Du. Riff nevrotici di un punk metal che richiama Wattershed e Weenie Beenie per White Limo, il cui video circolava sul web dal 12 febbraio, come personale regalo di San Valentino ai fan. Altre rock ballad sono Arlandria e These Days, in cui i Foo Fighters strizzano l’occhio al sound degli ultimi album, per poi abbandonarsi ad una incursione più pop con la  riempitiva A Matter of Time. Cori di sottofondo e riff pesanti compongono Miss the Misery, la quale pare una perfetta esemplificazione del sound di Seattle di colleghi quali Soundgarden e Pearl Jam. Altro ospite d’eccezione dell’album è Krist Novoselic al basso e fisarmonica (già sperimentato in Jesus Don’t Want Me for a Sunbeam dei Nirvana) nel brano I Should Have Known, un continuo crescendo di tensione che irrompe in un potente e maestoso finale.

Nonostante non manchi qualche canzone riempitiva, i Foo Fighters regalano ai fan una sintesi della loro produzione, senza timore di osare con diversi generi, in una prova di una maturità musicale composta da  brani potenti e coinvolgenti. Nell’attesa di vederli a Milano a rock in Idrho non posso che concludere con un caloroso “welcome back”.

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