Cult of Magic: :O

È un alone di mistero e magia quello che circonda i Cult of Magic, collettivo al suo primo EP: un mix di sperimentazione, culto dell’irrazionale e rifugio nella pratica delle arti magiche

Cult of Magic

:O

rock, alternative rock

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cult-of-magicI Cult of Magic sono un collettivo di ricerca e sperimentazione dedito non solo alla musica, ma alle arti in generale, persino alla sfera spirituale. Da questo imponente e ricco punto di partenza si sviluppa un progetto lontano da ogni logica produttiva, sia commerciale che artistica: un EP nel quale è la forma espressiva nella sua interezza a farla da padrona, a partire dal titolo stesso, che si affida al potere delle emoji per trasporre con una sola evocativa immagine il contenuto di tutto l’album.

:O si apre con Molotov, che racconta l’esperienza della guerra principalmente come un’esperienza interiore, il conflitto che scaturisce all’interno di un unico individuo. Il tappeto musicale è cupo; la sezione ritmica guidata dal basso e la voce effettata ben si sposano con la tematica trattata, che segue il proprio fil rouge anche in Superstiti, sebbene in una forma evoluta. I suoni sono più aperti, a sottolineare la proverbiale quiete dopo la tempesta, il momento della riflessione e dell’analisi. Interessante la struttura del pezzo, che alterna un cantato in inglese e uno in italiano, in una sorta di canzone nella canzone.

Abbiamo perso la guerra rappresenta la fine di un ideale lato A di questo EP. Si chiude infatti la retrospettiva storica dedicata alla guerra; c’è una sorta di apertura al futuro e a ciò che può portare con sé. L’effetto di rottura è rappresentato da due elementi: da una parte il rock che perde leggermente di intensità, lasciando spazio all’elettronica; dall’altra, il loop vocale simbolo della contemporaneità accostato al proclama della vittoria del General Diaz, immediato rimando a un immaginario polveroso.

La title track è l’inizio del lato B, nonché del nuovo corso incentrato sul presente dell’individuo. Per il testo di questo rock-pop psichedelico, il collettivo fa di nuovo ricorso a un espediente della tradizione passata, ovvero stralci delle Lettere di San Paolo ai Corinzi.

Con Betty si giunge definitivamente al punto di quiete, illuminando l’unica via percorribile al termine di questo doloroso e conflittuale processo interiore. Una ballata grottesca e distorta, che coniuga l’idea classica di amore con quella di un amore più spirituale, contemporaneo e irrazionale, quello delle arti magiche. Magia che permea ogni traccia, ogni cellula di questo particolare e inedito progetto, che merita di essere seguito soprattutto dal vivo, dimensione nella quale la loro essenza di collettivo rivela la forza della commistione tra le diverse forme espressive dell’arte.

 

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Simona Fusetta
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