Coldplay: A Head Full of Dreams

Chris Martin ha visto la luce: è uscito dal doloroso tunnel della separazione e ha riscoperto l’amore per la vita, le sue luci e i suoi colori. E li ha messi in questo nuovo album dei Coldplay, fedele alla linea ma estremamente contemporaneo

Coldplay

A Head Full of Dreams

(Parlophone)

pop, electro-pop

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Coldplay-recensione-A Head Full of DreamsCostruire per distruggere: impossibile pensare alla rinascita se prima non ci si lascia alle spalle tutto quello che è stato, imparando dai propri errori. È proprio questa l’atmosfera che si respira in A head full of dreams, settimo lavoro in studio dei britannici Coldplay.

Una rinascita non solo personale, ma soprattutto musicale: se già Ghost stories conteneva tracce del nuovo orientamento (benché in forma embrionale), è solo nei pezzi di questo lavoro che trova completa realizzazione un processo a lungo maturato. Sebbene il singolo Adventure of a lifetime lasciasse presagire una virata elettronica della band, affermare che questo è l’Album elettronico dei Coldplay sarebbe un errore. O forse no.

È innegabile che l’ingrediente principale di A head full of dreams sia una forte componente elettronica, frutto dello zampino dei produttori norvegesi Stargate, che relega gli strumenti classici in secondo piano. Ma se fosse tutto qui questo non spiegherebbe il successo che – è certo – incontrerà questo disco.

Già, perché sono altri gli ingredienti che fanno la differenza: i Coldplay fanno elettronica come la farebbero i Coldplay, mantenendo il proprio marchio di fabbrica ma aprendosi a una serie di generi musicali che stanno dominando il mercato musicale e la scena contemporanea. Insomma, suonano nuovi pur essendo vecchi. Difficile da spiegare, semplice da capire, basta un ascolto.

 

L’atmosfera di festa si respira sin dalle prime note della title track, un funky con gli immancabili coretti da stadio assimilabile per intenti all’attuale singolo in circolazione.

In Bird la voce profonda di Chris Martin è cadenzata da una prepotente sezione ritmica. Ma la prima vera sorpresa è Hymn for the weekend: un pezzo r’n’b, vagamente soul, con la partecipazione di Beyoncé. Everglow è il classico lento, su e con l’ex moglie Gwyneth Paltrow, a dimostrazione che le cose belle permangono, anche se in altre forme.

Di Adventure of a lifetime forse non sarebbe nemmeno il caso di parlare; da giorni ormai le radio passano questo riff di chitarra campionato che si reitera appoggiato a un loop di batteria elettronica. Fun da spazio a uno dei tanti featuring presenti nell’album: la cantante svedese Tove Lo perpetua l’influenza r’n’b abbozzata dalla già citata Byoncé (che comparirà anche in Up&Up).

Keleidoscope è il cardine dell’intero disco: una piccola perla musicale, con Coleman Banks che recita un estratto da Guest House di Rumi – fonte di grande ispirazione per Chris Martin – accompagnato al piano da Khatia Buniatishvili, che termina in un campione di Amazing Grace cantata niente popò di meno che da Barak Obama. Si prosegue con Army of love, forse più nelle corde del quartetto inglese, che ad un tratto lascia spazio alla ghost track X marks the spot, pezzo vagamente rappuso a testimonianza della contemporaneità di una formazione ormai prossima al ventennale di attività. Amazing day è la colonna sonora di una giornata perfetta, dolce e romantica come solo negli anni ‘50 si sapeva fare. Colour spectrum è l’altro interludio musicale che crea l’attesa per il gran finale, Up&Up, brano corale per eccellenza, che vede la partecipazione di artisti del calibro di Beyoncé, Brian Eno, Noel Gallagher (suo è il potente assolo di chitarra) e l’attuale fidanzata del singer Annabelle Wallis. Ma non solo, anche i figli di Beyoncé e Chris Martin, che ha raccolto intorno a se tutte le persone importanti della sua vita. Chiude, ma solo per l’edizione giapponese, Miracles, chiamata all’ingrato compito di fare da bonus track subito dopo un pezzo totalizzante e risolutivo come il precedente.

Ecco perché non possiamo dire che A head full of dreams è l’Album elettronico dei Coldplay. Perché c’è l’r’n’b, la dance, il brit pop. La band voleva armonizzare i diversi stili che li hanno influenzati, da Drake agli Oasis. Missione compiuta, ma la menzione d’onore è d’obbligo. Non solo sono riusciti a mettere insieme generi diversi, ma l’hanno fatto in chiave Coldplay, con quella nota malinconica che li ha caratterizzati dagli esordi, con i loro testi ora più che mai intimisti e con il loro stile, accostando persino poeti persiani e presidenti americani. Ne è scaturito un disco hippie, un inno alla vita in cui suoni, colori e immagini si fondono per fare da sfondo alla nostra quotidianità. Ancora una volta. Non resta che aspettare di vedere cosa ci proporranno dal vivo, anche se al momento non è prevista alcuna data italiana per l’estate prossima.

 

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Simona Fusetta
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