Cajgo: Patagonia

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Cajgo

Patagonia

(Seahorse Recordings)

alt-rock, electro-rock

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recensione Cajgo- PatagoniaPartiamo dal presupposto che questa non è la recensione dell’ultima release del dj e produttore norvegese Kygo. Nonostante un’apparente assonanza, non siamo in Nord Europa ma in Nord Italia, e sebbene una certa componente elettronica faccia parte della loro musica, con i Cajgo siamo nel campo dell’alt-rock. Un percorso dal carattere cantautorale affinato da ascolti punk grunge nato ad opera dei padovani Matteo Concolato e Marco Cristofori sulle ceneri del progetto Gnac.

Patagonia è l’opera prima di questo duo, un disco maturo e introspettivo, incentrato su una cantautorialità che affonda le radici nella nostra tradizione, pur trattando temi contemporanei, quali lavoro, amore e sogni di una generazione. Un sound alternative rock, in bilico tra un’elettronica di matrice vintage e derive punk.

Da grande è il pezzo che apre l’album e ne connota da subito i tratti caratteristici. Un brano apparentemente semplice, ma in realtà molto articolato, un loop sul quale si articolano versi a metà tra il cantato e il recitato, con accenni prog, punk ed elettronici. Il mondo a modo suo risente fortemente della lezione dei Bluvertigo.

Il climax si raggiunge a metà con Io, un alt-electro/rock con delle belle variazioni, di ampio respiro. In Un altro attimo e L’alienazione il cantato vira verso una sorta di rap stile Frankie hi-nrg.

Patagonia è un interessante punto di partenza, nel quale viene messa tanta carne al fuoco (musicalmente parlando), alla ricerca di una linea identitaria già più chiara a livello di testi e modalità espressiva.

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