Black Tail: recensione di Wide Awake On Beds Of Golden Dreams

La copertina non lascia dubbi: il quarto album dei Black Tail non è un collage di rassicurazioni in questi incerti tempi moderni.

Black Tail

Wide Awake On Beds Of Golden Dreams

(MiaCameretta Records)

indie-rock, pop, folk

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I Black Tail sono la band indie-rock che non ti aspetti. Di stanza a Latina, hanno fatto proprio un suono indie-American con tessiture jungle, portando in scena una narrazione introspettiva, specchio del mondo in cui vivono. E l’hanno fatto così bene da sembrare autentici e non il classico scimmiottamento di un suono che in fondo appartiene a un contesto diverso dal nostro.

Wide Awake On Beds Of Golden Dreams è il loro quarto lavoro in studio, nel quale hanno cercato di mettere ordine dentro e fuori di loro.

In Wide Awake On Beds Of Golden Dreams i Black Tail si sono posti tutta una serie di domande: come si scrive un disco indie-rock in quest’epoca di continuo e rapido cambiamento? Come mettere nero su bianco storie e sentimenti in questa incertezza che ci avvolge costantemente? E la risposta che si sono dati è l’ossatura del disco stessa, una tessitura di momenti di quiete e scenari che mutano improvvisamente, in cui speranza e amarezza si confondono e scendendo in profondità nel turmoil che smuove le nostre viscere.

Si passa così da attimi di grande apertura a situazioni più intimiste, dal folk alla psichedelia, a intrecci di chitarre (e non solo) che danno vita a code strumentali di folgorante bellezza, in un gioco di elementi ricorrenti – come ad esempio i rimandi alle stagioni – che sembrano voler scandire l’inevitabile passare del tempo.

Un progetto destinato ad attirare l’attenzione dei mercati esteri, frutto di una ricerca personale che si traduce in una struttura compositiva articolata ma immediata, capace di entrare in sintonia con la parte più profonda di noi.

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