Björk
Utopia
(One Little Indian)
experimental
________________
La Björk del 2017 si fa accompagnare da Arca, il producer venezuelano che aveva manipolato il suo precedente album, ma che qui è intervenuto sin dalla fase di composizione.
Messi da parte (quasi) del tutto i dissesti personali (un doloroso divorzio), Björk realizza con Utopia il suo album più lungo (ben 70 minuti) e stavolta ama perdersi fra flauti e campionamenti di uccelli islandesi e sudamericani, oltre che nei suoni della sua amata arpa.
Mediamente Utopia è ben più gioioso e aperto di Vulnicura, ma a tratti riprende le dolorose sonorità di quel lavoro.
In tutto l’album si percepisce un senso di (com)unione con l’ambiente e la natura, ma… non tutte le ciambelle riescono col buco.
Mentre Arca infatti è bravissimo nei suoi loop elettronici, meno cupi del suo solito per mettersi al servizio dell’ispirazione di Björk, non lo è stato altrettanto come produttore, là dove qualcun altro avrebbe messo le briglie all’artista islandese, evitando lungagini tanto inutili quanto pesanti come macigni.
Per concludere, Utopia non è nel il migliore né il peggiore album di Björk, bensì la fotografia di un momento di rinascita per un’artista da sempre ultra-sensibile, scattata dopo un periodo doloroso e che solo ora viene metabolizzato e – finalmente – guardato da un’altra prospettiva.
Gli ultimi articoli di Garofalo Massimo
- Berlin - Rom Express 2026: Alva Noto, Moritz von Oswald e Marylou Guerra a Villa Massimo - September 19th, 2026
- John Carpenter: recensione di Cathedral - August 30th, 2026
- Grandmas House: recensione di You're a Winner - August 23rd, 2026
- Quicksand: recensione di Bring On The Psychics - August 21st, 2026
- The Joy Thieves: recensione di Apocalypse Pending - August 19th, 2026
