Balmorhea: Stranger

Il post-rock è vivo e vegeto e vive tra noi, tra ritorni alla scuola di Chicago e un occhio al passato per rinnovare il futuro. Come fanno i Balmorhea di Stranger

Balmorhea

Stranger

(Cd, Western Vinyl)

post-rock

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Tornano i texani Balmorhea, molto amati dalle parti di casa nostra tra gli irriducibili del post-rock, meglio se di animo cinematico.

La loro ultima fatica si chiama Stranger ed è un (parziale) tentativo di rinnovamento. Non del genere, sia chiaro, ma del suono e dei modelli compositivi della band, che ora lavora a distanza via file, dato che le due “menti” del gruppo (Bob Lowe e Michael Muller) ormai vivono a migliaia di chilometri di distanza.

In realtà il “rinnovamento” di Stranger è un ritorno alle origini del gruppo, con in più l’innesto un gusto per il loop di pura  scuola post-rock di Chicago (Tortoise su tutti). Le chitarre, quindi, qui sono più presenti rispetto alle ultime prove in studio, a svantaggio delle parti di archi e di quelle acustico-pianistiche, presenti ma non più preponderanti. Anche l’innesto in formazione di un nuovo percussionista fa sentire, piacevolmente, la sua presenza, enfatizzando le parti ritmiche.

Per gli amanti dei Balmorhea alle prese con le descrizioni di spazi sconfinati e privi di anima viva, di cui sono maestri, nessuna paura: ci sono anche quelli, ma non sono i protagonisti di Stranger. Il potenziale emozionale dell’album rimane comunque intatto.

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Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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