The Afghan Whigs: In Spades

Gli Afghan Whigs di In Spades riescono a produrre raffinate melodie con disarmante facilità, farcendole di ritmo e di rabbia disperata

The Afghan Whigs

In Spades

(SubPop)

rock

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Seconda fatica dopo la reunion del 2013, che fu accompagnata da Do To The Beast, e ottavo album della loro carriera, In Spades cerca di abbattere il confine tra gli Afghan Whigs e i Twilight Singers, due delle magnifiche creature di Greg Dulli.

Anche stavolta Dulli mette in scena i suoi incubi e i suoi demoni, approfittando di una maggior consapevolezza ritmica rispetto al passato, senza paura di usare i violoncelli, ormai definitivamente sdoganati e a volte timidamente affacciati verso il ruolo di protagonisti. Ma non preoccupatevi. Ci sono tante, tantissime chitarre, belle ruggenti.

Gli Afghan Whigs di In Spades riescono a produrre raffinate melodie con disarmante facilità, farcendole di ritmo e di rabbia disperata, seppure più mitigata rispetto al passato (la rabbia, non la disperazione).

In Spades è un ottimo album, ben scritto, ben suonato e che non stanca. Arriva a un soffio dal diventare un nuovo classico della discografia degli Afghan Whigs, ma pur senza esserlo è un disco che lascia pienamente soddisfatti.

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Massimo Garofalo
Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock. Parola d'ordine: curiosità. Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)
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