Pornodrome – Una Storia dal Vivo

Un po' concerto dal vivo, un po' documentario, un po' fiction. La creatura filmica di Dan Solo (Marlene Kuntz), mette in scena l'erotismo della musica e trasforma in dramma un gioco erotico. Con la complicità di Samuel Romano (Subsonica) e alcuni ex Amici di Roland

Pornodrome

Una Storia dal Vivo

(Dvd/VHS, Milonga/Mescal/Sony, 2003)

docu-fiction

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Immaginate un gruppo che esiste solo per tre settimane, giusto il tempo di preparare un concerto.

Immaginate la macchina da presa che segue la band durante le prove, le cene, gli scazzi e che documenta l’unica esibizione, dopo la quale la band sarà sciolta, in attesa di una nuova, impossibile, reincarnazione.

Ma immaginate anche una storia parallela, raccontata in montaggio alternato, di un manager e dei suoi assistenti, che vogliono registrare il concerto dei Pornodrome, ma che sono anche impegnati in un casting con una attrice svedese.

Immaginate che il provino si trasformi in uno snuff movie (quei filmini amatoriali dove stupri, violenze, mutilazioni e morte non sono finzione, ma sono documentate dal vero), per poi finire in tragedia.

Pornodromee è questo e altro ancora. I Pornodrome sono la band messa insieme da Dan Solo (basso nei Marlene Kuntz) per suonare insieme a un grappolo di amici (Samuel dei Subsonica, la ballerina Anna Valpreda ed alcuni componenti degli Amici di Roland) una commistione tra rock e ritmi africani. Ma Pornodrome è anche e soprattutto questo film, fortemente voluto da Dan e ben presto trasformatosi in qualcos’altro grazie all’apporto dato all’opera da ognuno dei componenti che vi ha partecipato. Beniamino Catena, regista di molti videoclip e cortometraggi e al comando in Pornodrome, ha rielaborato l’abbozzo di sceneggiatura di Dan Solo per … cancellarla del tutto e girare a braccio, in tre settimane, una traccia condivisa da tutti e che mano a mano è cambiata.

Ma Catena s’è anche preso la libertà di mischiare tecniche e linguaggi, facendo di necessità virtù e trasformando il basso budget in una scelta stilistica, mescolando DV (buona parte del film) con Super 8 (alcune scene dal sapore onirico) e 16 mm.

Il risultato è quanto mai funzionale alla narrazione e di grande fascino visivo (anche grazie all’ottima fotografia) e la “leggerezza” dell’attrezzatura digitale ha consentito alla troupe di appiccicarsi agli attori/personaggi/musicisti.

L’erotismo del film è espresso attraverso la musica dei Pornodrome e le sue percussione africane, più che nel gioco-stupro-tragedia al centro del film. Il vero rito messo in scena non è quello orgiastico dello snuff, ma il concerto evento, con i suoi sacerdoti/musicisti, la vestale/ballerina e il pubblico adorante.

Ponodrome è un film con tutti i pregi e le asperità del materiale underground, ma ha tutte le carte per diventare in breve un oggetto di culto.

P. S.: noi abbiamo visionato la visione in Dvd, in vendita ad un prezzo suggerito di € 19.90. Il formato video è in 4:3, anche se dall’aspetto “cinematografico” grazie all’impiego delle bande nere. L’audio è in Dolby Digital a 2 canali, ricco di basse frequenze nei momenti musicali e sostanzialmente ben definito se non per alcuni passaggi di dialoghi in presa diretta, registrati troppo bassi.

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Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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