House of Harm
Playground
(AVANT! Records)
dark-pop, post-punk
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Quando ho sentito per la prima volta il singolo Before the Line m’è preso un colpo: ma che è uscito un nuovo singolo dei Cure? (mi sono detto). Invece si tratta dell’apripista di Playground, il secondo album dei bostoniani House of Harm, terzetto che ama giocare con tutto l’armamentario dark-pop, dai Cure epoca Wish ai Mission, nessuno escluso e con qualche sguardo verso l’emo-rock.
Con basso e batteria frutto di programmazione di macchine e gingilli elettronici vari, sono le cascate di synth a farla da padrone, insieme alle chitarre che provano a insinuarvisi e alla voce di Michael Rocheford, mixata una spanna sopra a tutto.
Gli House of Harm (tradotto, la casa del danno) si prendono i loro tempi (dilatati) per produrre cambi dinamici, per innestare strati e strati di effetti sonori e qualche glitch, quasi che abbiano paura di manifestare chiaramente le loro attitudine pop.
Playground è composto da 10 brani, non tutti a fuoco, ma con alcune perle che valgono il viaggio, come Soaked In Pastel, o Ignore the Taste, un omaggio agli Echo & The Bunnymen.
Insomma, gli House of Harm non sono niente male e arriveranno dritti al cuore di tutti i nostalgici del goth-rock, mentre per gli altri…
Ascolta gli House of Harm su Bandcamp
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