Planet Opal
Recreate Patterns, Release Energy
(Dischi Sotterranei)
elettronica, dance-punk, kraut
Recreate Patterns, Release Energy, l’ultimo album dei Planet Opal, emerge come una meditazione convincente sulla liberazione dal condizionamento dell’era digitale attraverso una composizione elettronica innovativa.
Il secondo disco del duo italiano rappresenta un’evoluzione sofisticata rispetto al debutto, fondendo la precisione del dance-punk con la sperimentazione krautrock per creare quelle che loro stessi definiscono “sequenze di beatitudine” che sfidano sia le convenzioni musicali che la stagnazione personale. Questo viaggio di 53 minuti attraverso undici brani accuratamente costruiti stabilisce i Planet Opal come una delle voci più intriganti della musica elettronica europea contemporanea, ottenendo riconoscimento dalla BBC e consenso critico per il loro rifiuto di seguire le tendenze mentre creano esperienze sonore genuinamente trasformative.
Giorgio Assi e Leonardo De Franceschi hanno formato i Planet Opal nel 2018 dopo un viaggio formativo in Corsica, dove hanno trascorso 21 giorni in completo isolamento nel villaggio montano di Cartalavonu vicino Porto Vecchio. Armati di attrezzature da studio minimali caricate in un’auto e trasportate via traghetto da Savona a Bastia, il duo ha utilizzato questo rifugio nel bosco per sviluppare il suo approccio collaborativo. Il loro processo creativo inizia in modo unico con registrazioni di batteria multitraccia, con De Franceschi che sovrappone più set di batteria all’unisono mentre Assi costruisce ricchi paesaggi e labirinti di sintetizzatori (Moog inclusi).
La separazione geografica del duo tra Bergamo e Berlino è diventata parte integrante della loro identità creativa. Questa distanza crea tensione intenzionale nella loro collaborazione, con ogni membro che sviluppa idee indipendentemente prima del perfezionamento collaborativo. Come spiegano: “La tensione è dove risiede la magia. La batteria spesso agisce come un’ancora, un impulso vivente che radica il brano, mentre i sintetizzatori si muovono e allungano il tempo, come nebbia su un paesaggio.”
I Planet Opal occupano una posizione distintiva nella musica elettronica contemporanea, fondendo la precisione ritmica del dance-punk con il surrealismo sperimentale del krautrock. Piazzati dalla critica d’oltremanica come una sorta di ponte tra Soulwax e LCD Soundsystem, in realtà nella loro cifra stilistica è presente – ovviamente – anche l’influenza dei Kraftwerk.
Il carattere dell’album riflette la tensione culturale tra le influenze geografiche del duo. La cultura sperimentale di Berlino ha contribuito con una certa ruvidità e con la ricerca di strutture non tradizionali, mentre l’Italia ha fornito elementi intimi e malinconici che rendono il tutto più accessibile.
Il concept centrale dell’album affronta i pattern ripetitivi della vita moderna sia a livello personale e sia sociale. L’album abbraccia quattro anni di creazione, documentando la trasformazione attraverso l’isolamento pandemico e l’incertezza post-lockdown.
Brani come Digital Reflection e Connection Overdrive affrontano direttamente il disorientamento digitale e la lotta per una connessione umana genuina, mentre Visioni Sottovetro crea atmosfere fluide e oniriche.
I’ve Heard Brian Eno in the McDonald’s Fridge esemplifica la loro giocosità concettuale, mentre Indigo Skies esplora l’accettazione della malattia e del disagio come parte dell’esistenza piuttosto che nemici da sconfiggere.
Recreate Patterns, Release Energy riesce sia come dichiarazione artistica che come esperienza da pista da ballo, dimostrando che la musica elettronica sperimentale può affrontare temi profondi senza sacrificare il piacere sonico e conferma la loro posizione tra gli artisti elettronici europei più convincenti.
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