Paolo Benvegnù: la recensione di Dell’Odio Dell’Innocenza

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Paolo Benvegnù

Dell’Odio Dell’Innocenza

(Black Candy Records)

canzone d’autore

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Paolo Benvegnù Dell'Odio Dell'Innocenza recensioneIn questi giorni infausti coscientemente chiusi in casa abbiamo bisogno di sentire le persone, di immaginare di muoverci surfando la rete, e di farci raccontare la musica e quello che viviamo, come succede ogni sera aprendo i microfoni dell’Aperivoci di Radio Elettrica, dove Massimo Garofalo coordina la discussione con gli altri speaker radiofonici. E poi è l’occasione di ascoltare dischi come quello di Paolo Benvegnù, che ha pubblicato il suo sesto album solista, Dell’Odio Dell’Innocenza.

Il disco nasce da una scoperta incredibile: un giorno Paolo apre la cassetta delle lettere nella scuola di musica che frequenta nel perugino e trova un CD anonimo in cui sono registrati dei provini con il titolo che dà il nome a questo disco. Canzoni d’urgenza grezze, minimali, con una scrittura “imperfetta e verbosa”. Non trovando il mittente, Benvegnù decide di arrangiarli e di produrli, limando i testi e arricchendoli di suoni.

Ne viene fuori un racconto lungo i 12 brani di questo nuovo lavoro in cui fin da La nostra vita innocente c’è un viaggio nel proprio universo fatto di sentimenti da preservare. E di microcosmi in cui noi non stiamo con tutti ma ci mescoliamo ad altri microuniversi, cercando di essere più felici. Un’ossessione di persone chiuse in una stanza, proprio come sta accadendo adesso, che si fiondano nell’universo di altri e continuano all’Infinito a parlare, parlare, parlare.

Tra parti armoniche leggere e d’atmosfera e arrangiamenti più corposi (Pietre), in questo viaggio l’essere umano che è voce narrante di quest’opera cerca di costruirsi il suo mondo attingendo da quelli altrui. Forse siamo Animali di Superficie allineati alla ricerca di una perfezione indefinita e il mondo che vediamo non esiste. Questo furto di universi, il crimine stesso, è La Soluzione mentre l’insensatezza è l’ultima a morire.

L’amore è il tema centrale e qui viaggia all’Infinito (che viene ripreso in tre parti) perché l’amore non si ferma mai, è presente in maniera differente, e dopo essere sopravvissuti ad un’Altra Ipotesi sul Vuoto, una volta trovato, con dolcezza, ci si prende per mano per volare lontano da un mondo da cui Non Torniamo. Il disco si conclude con InfinitoAlessandroFiori, brano di rispettosi silenzi e di una domanda: Dimmi che sono anch’io nel tuo Inferno.

Ne esce fuori un altro disco soave di Paolo Benvegnù, fatto di inquiete e smaniose domande che avvolgono l’autore di questi brani anonimi, se stiamo al gioco del cantautore, che affida ad un musicista di talento forse l’ultimo suo viaggio alla ricerca di se stesso.

Paolo Benvegnù su Facebook: https://www.facebook.com/paolobenvegnu/

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