Our Place in Space: recensione disco omonimo

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Our Place in Space

s/t

synth-wave, pop-wave, industrial wave

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Our Place in Space recensioneOur Place In Space è un progetto creato da Alberto Busi, con la collaborazione artistica di Lisa Bonvicini Stermieri.

“Indagare e descrivere il mondo, il cosmo, il mistero della vita, l’essere umano, l’umanità, la fede, la natura, le tecnologie, l’uomo nel sociale, sono solo alcuni dei temi che ispirano musica e testi. L’intento è quello di permettere a chi ascolta di viaggiare e meravigliarsi insieme a noi, ma anche raggiungere la coscienza circa la nostra posizione che è piccola, relativa ed insignificante se comparata alla grandezza del mondo e dell’intero cosmo. Un senso di inquietudine, limitatezza ma allo stesso tempo consapevolezza di una prospettiva affascinante chiamata vita, mondo…spazio.”

Our Place In Space è un concept-album che racconta la sua essenza attraverso una spedizione spazio temporale.

In realtà il disco racconta la storia di un viaggio attraverso elementi della natura che influenzano i nostri percorsi umani (Moon) in una corsa selvaggia verso l’ignoto (Alien) che diventa una presa di coscienza verso le attitudini che non ci appartengono e allontaniamo dalle nostre vite (No more), consapevolezza che ci rattrista (Sad) ma che rafforza la volontà di uscirne più consci di cosa realmente siamo (I like to).

Our Place In Space viaggia su territori electro-rock anche se molte tracce, forse le meno avvincenti, si appoggiano su suggestioni puramente elettroniche, è il caso di I like to e Time-Lapse, intermezzo rapidissimo tra No more e Alien.

Interessante la virata più smaccatamente rock con variazioni industrial nella traccia che convince in assoluto e rimanda alle strutture sonore dei Nine Inch Nails Sad. Meno a fuoco l’unico episodio in italiano Non ce la faccio più che rimanda ai Bluvertigo.

Decisamente spiazzante l’epilogo, What do you think è un inserto astratto in un quadro classico, motivetto country con tanto di ritornello fischiato che stona e spezza bruscamente il mood dell’intero lavoro.

Nota di merito per l’ottimo e suggestivo video di Running, l’atmosfera che si respira è quella dei migliori film horror, corsa forsennata nel bosco di notte, illuminazione intermittente, inquadrature dentro case abbandonate, dettagli in primo piano tra porte scrostate, scalinate sempre in salita, camino spento, scritte sui muri, sigarette accese e spente nel buio (di Lynchiana memoria) e immancabile messa nera finale.

Aspetto il secondo capitolo di questo progetto che credo abbia molte frecce al proprio arco, se non si distrarranno Our Place in Space avranno buone possibilità di fare centro.

 

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