Noktva: recensione di Like Seven Forgotten Tales

Chiariamolo subito, senza mezzi termini: Like Seven Forgotten Tales dei Noktva è un must have per tutti gli appassionati del post-punk più gotico.

Noktva

Like Seven Forgotten Tales

(Bat-Cave Productions)

post-punk, goth, darkwave, deathrock

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Noktva recensione Like Seven Forgotten TalesChiariamolo subito, senza mezzi termini: Like Seven Forgotten Tales dei Noktva è un must have per tutti gli appassionati del gothic rock.

“E ancora non è morte lo spazio bianco che segue.” Si chiude così Il Buio e il Miele, introspettivo romanzo di Giovanni Arpino, attraversato da toni desolati che lasciano nel lettore una profonda sensazione di amarezza e turbamento, eppure attraverso il protagonista, uno degli emblemi letterari della solitudine moderna, si arriva ad un finale improntato ad un cauto ottimismo, esattamente lo stesso percorso mentale elaborato nella splendida In Deep, primo estratto dal debut album dei catanesi Noktva, governato da un sound travolgente in costante bilico tra ispirazioni goth old school e suggestioni darkwave, post-punk e deathrock.

Parlo di Like Seven Forgotten Tales, appena uscito su Bat-Cave Productions, e delle sue sette tracce, sette racconti di vita vissuta, intimi e toccanti, dove l’analisi interiore, unita indissolubilmente ad una malinconia di fondo, accompagna chi ascolta in un un mondo inquieto e disorientato dagli eventi, in un universo parallelo dove solo gli illuminati possono proseguire il cammino forti di nuove consapevolezze.

Il progetto Noktva, nato nel 2017 dalle menti creative dei due ex BeYond Soul, Lux Noir (synths/percussioni/cori) e Kurten Keys (chitarra/cori), raggiunti poi da Ira (basso), Delius (batteria) e Miriam (voce), emana poesia fin dalla scelta del nome, Noktva è infatti una falena dal manto alare simile a quello di una civetta (anticamente chiamata Athena Noctua), simbolicamente vista come una messaggera tra la nostra dimensione ed il mondo dei morti, una sorta di fluido magnetico capace di mantenere un costante fil rouge tra entità carnali e spirituali.

E così i due poli opposti dell’esistenza si palesano prepotentemente in ogni traccia, come una sorta di dialogo riservato alle anime in continuo transito, tra domande inevase, richieste d’aiuto, rimbalzi di emozioni, instabilità di pensiero, voglia di cedere e risorgere al tempo stesso, iniezioni letali ed antidoti salvifici.

Il cuore batte e sbatte nel costato fino a far male, il post-punk di You Left Me Hanging cavalca un ritmo incessante sostenuto da un basso scarno ed essenziale in netta contrapposizione con l’estrema aulicità della chitarra, l’oppressione di fondo si sgretola di fronte alle aperture maestose che lasciano intravedere tenui spiragli di luce.

Segue Fate, percussiva, inquietante, a tratti brutale, guidata dalla incredibile voce di Miriam, novella Siouxsie in stato di grazia, penso al Samhain, giorno in cui muore Dio insieme alla fertilità dei campi ed all’arrivo dell’inverno dalle interminabili notti.

Se Plastic Rain inghiotte ogni possibilità di salvezza con il suo ossessivo labirinto armonico, Chaos conquista con soluzioni sonore inaspettate mentre Aneris, complice il soave piano di Lux, scava la fossa ad ogni pensiero positivo porgendo sulla tomba una prece in lingua madre, la tetra contorsione dei suoni rimanda agli echi più cupi di A Night Like This dei Cure.

 

Poi c’è In Deep, biglietto da visita di questo capolavoro gotico attualizzato ai giorni nostri, siamo di fronte al brano perfetto dove non esistono sbavature o minuzie da correggere, così come il video di accompagnamento, girato e diretto da Lux e Kurten, che mostra una serie di simbologie di grande impatto, le scale in salita, le figure mascherate, la clessidra, la camminata affannosa nella boscaglia, le candele oscurate dalle ombre, le anime intrappolate in armature lattiginose ed infine la rosa gettata sulla neve, chiaro rimando ad un frammento de Il Piacere di Gabriele D’Annunzio, un tocco di classe senza pari.

Chiude questo libro di immagini sublimi Dance of Trees, delicatissima pseudo-ballad malata e storta fino alle viscere.

Doverosa nota di merito va anche alla copertina costruita su un meraviglioso dipinto di Gianni Lancellotti, pittore, musicista, videomaker nonché fondatore e membro stabile dei Russian Rose.

Pensare di uscire fuori indenni da Like Seven Forgotten Tales è questione illusoria paragonabile ad un colpo di fulmine scoccato in uno stabilimento balneare in pieno agosto, con questo disco i Noktva affondano il coltello nel fianco, uccidono le false illusioni, demoliscono l’effimero scardinando le porte più oscure del nostro essere, toccano corde profondissime facendole vibrare una ad una con smisurata intensità, con la disperazione generata dalle perdite e la confidente caparbietà di chi ha capito che la vita è solo un aggrovigliato gomitolo di emozioni sublimate in una manciata di attimi eterni.

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Elisabetta Laurini
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