My Life With The Thrill Kill Kult: la recensione di Sleazy Action

I My Life With The Thrill Kill Kult, vere e proprie leggende della scena gothic-disco internazionale tornano con Sleazy Action, una cavalcata elettronica sulle praterie più variegate possibili, tra industrial, drum 'n bass, synth pop, disco dance ed avanguardie pop-ambient.
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My Life With The Thrill Kill Kult

Sleazy Action

(SleazeBox Records)

industrial, electro

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My Life With The Thrill Kill Kult - Sleazy Action - recensioneI My Life With The Thrill Kill Kult, vere e proprie leggende della scena gothic-disco internazionale tornano con Sleazy Action su SleazeBox Records, dodici pezzi del periodo 1997/2007 remixati da Buzz McCoy (uno dei fondatori del progetto) insieme a Groovy Mann.

Frankie Nardiello (aka Groovie Mann) e Marston Daley (aka Buzz McCoy) sono amici di vecchia data, si conoscono infatti intorno alla metà degli anni ’80 durante un tour dei Ministry e cominciano subito una collaborazione molto prolifica idealizzando addirittura la scrittura di un film trash (nello stile di Russ Meyer e John Waters) per il quale trovano anche un titolo ad effetto, My Life With The Thrill Kill Kult (la mia vita con il brivido Kill Kult) divenuto poi il nome della band.

Ma i due si concentrano quasi subito sulla musica, muovono i primi passi con l’etichetta Wax Trax! Records (la stessa di Ministry, Coil e Front 242), si creano un look ad hoc e, circondati da voluttuosi cantanti e ballerini di supporto noti come Bomb Gang Girlz, irrompono sul mercato forti di un sound elettro rock influenzato dalla disco e dal funk con importanti innesti di campioni vocali estratti da alcune pellicole di serie B.

In quattro decadi sfornano una quindicina di dischi che cavalcano varie correnti e contribuiscono alla crescita di un piccolo culto, i My Life With The Thrill Kill Kult diventano di fatto tra le figure di spicco dell’industrial con annesse contaminazioni.

Perfino Hollywood si accorge del loro grande impatto cinematografico tanto che diversi brani appaiono in una serie di film e programmi televisivi via cavo (Beavis And Butt-head di MTV) e in pellicole cult come The Crown dove addirittura recitano un cameo.

L’aspetto più affascinante dei TKK resta comunque quello espresso nei live, coinvolgenti e dissacratori, al centro dei quali troneggia una forte ironia nei confronti della religione, del sesso, dei tabù fino ad arrivare alla figura di Cristo, motivi per i quali vengono spesso colpiti dalla censura.

Sleasy Action è una cavalcata elettronica sulle praterie più variegate possibili, una miscellanea ben amalgamata tra industrial, drum ‘n bass, synth pop, disco dance ed avanguardie pop-ambient.

Una bella alternanza di emozioni purtroppo non esattamente centrate in un unico magma, piuttosto deludenti l’Hot Shot mix di Bella Piranha, il Titan mix di Studio 21, il Babilonia mix di My Wicked Ways (feat. Darling Kandie) ed il Kasino mix di Monti Karlo, prevedibili e a tratti perfino noiosi, molto più centrati e senza dubbio godibili il Mata Hari mix di Prism dominato da un suono synth-wave con incursioni trance, il Karmakazi mix di Royal Skull incatenato ad un groove electro-funky davvero irresistibile, interessante lo Strut mix di All The Way (feat. Bomb Gang Girlz) dove addirittura il funky style si lega indissolubilmente ad alcuni dettami classici della dance anni ’70.

Le prove migliori si incontrano oltre la metà del disco, l’Heavy Mental mix di Witchpunkrockstar profuma delle storture reznoriane alla Nine Inch Nails così come il Dead End mix di Lone Road, chiusura rallentatissima, malata e sufficientemente distorta, poi c’è Suite 16 (feat. Buzz McCoy) nella versione Love To Love mix, ripresa dall’album solista di McCoy, Moda X del 2017, e riletta in chiave straordinaria, dolce, sexy e perversa allo stesso tempo, la voce femminile che su un tappeto acid-jazz/space-age ripete sussurrando non si possono rubare i miei baci toglierà il sonno a molte anime inquiete.

Sleazy Action è un concentrato di energia allo stato puro, uno slancio virtuoso e positivo verso l’ars musicale, una reale incitazione alla danza. L’unica pecca va ricercata nell’estrema lunghezza del prodotto, è vero che si tratta di una compilation, ma limando alcune parti e togliendo qualche traccia trascurabile si sarebbe potuta trovare la famosa quadra ovvero la coesione globale in questo caso non esattamente pervenuta.

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Elisabetta Laurini
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