Múm
Roma, Circolo degli Artisti, 30 novembre 2009
live report
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Serata delle grandi occasioni, a Circolo degli Artisti. A dispetto dell’essere un lunedì e della pioggia incessante che dalla mattina innaffia Roma, il club capitolino è sold out, con tanta, tantissima gente fuori che cerca un biglietto per il concerto dei Múm.
Dentro l’atmosfera (e il clima) è bollente. Il pubblico accoglie i sette islandesi con calore e applaude fino a spellarsi le mani ogni canzone e/o ogni virtuosismo, producendo sorrisi soddisfatti nei musicisti.
I Múm, da parte loro, stasera confermano di aver decisamente dato una svolta alla loro musica. Da alfieri del movimento folktronico a folk e basta, con un laptop gettato in un angolo quasi per caso, chiamato ogni tanto a produrre qualche effetto ambientale o a fare il grosso della ritmica per The Smell Of Today Is Sweet Like Breastmilk In The Wind, ma non più tra i protagonisti di una miscela musicale etera prima, e ora invece delicatamente energica.
La band è pesantemente rimaneggiata rispetto a qualche anno fa, quando davanti alla platea pienissima di un un club più grande (l’Horus, attualmente chiuso), i Múm avevano invece i computers in primo piano, a produrre glitch e un impatto ambientale stasera irrimediabilmente perduto.
Ma poco importa. Il concerto di stasera predilige le canzoni del recente Sing Along To Songs You Don’t Know, che dal vivo guadagnano quasi tutte; i sette sul palco affrontano con la stessa disinvoltura qualsiasi strumento, preso in un negozio di giocattoli o in uno per musicisti, non ha importanza alcuna.

I Múm in un battibaleno consentono al loro pubblico, specie stasera più che sull’album, di volare via con la mente e col corpo grazie a una serie di combinazioni musical-vocali mai neanche lontanamente simili, grazie a incastri tra voci maschili e femminili che producono pura estasi (Illuminated) e con arrangiamenti e divagazioni ritmiche in grado di produrre puro divertimento (Hullaballabalú, giusto per fare un esempio), prima che stupore ed ammirazione.
Green Grass of Tunnel arriva solo come bis: è allo stesso tempo completamente fuori posto e assolutamente complementare. E’ fuori posto perché rimarca ancora di più la frattura tra i Múm di ieri e i Múm di oggi; è complementare per terminare il lavoro iniziato 80 minuti prima, ovvero lasciare tutto per terra e volare via definitivamente, corpo leggero e testa tra le nuvole.
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