LUCKYANDLOVE: recensione di Humaura

Le seduzioni electro-pop del duo californiano LUCKYANDLOVE nel nuovo album Humaura. Un viaggio onirico sulle ali di un sound avvolgente, florido di synth, armonie polifoniche e voci spettrali.

LUCKYANDLOVE

Humaura

(SRD – Southern Record Distributors)

synthwave, synthgaze, shoegaze


Sono trascorsi sei anni da Transitions (album del 2019), sei anni durante i quali sono cambiate tante cose musicalmente parlando ma anche nella vita quotidiana di tutti noi, pandemia, guerre, disgregazione dello stato sociale, disastri ambientali e chi più ne ha più ne metta ma i LUCKYANDLOVE sembrano uscire da cotanto disfacimento con una grazia invidiabile, come se nulla fosse accaduto o forse proprio l’esatto contrario ossia l’aver incamerato e metabolizzato ogni singolo evento per trasformarlo in nuova linfa vitale.

Il risultato di così tanto tanto lavoro, personale ed artistico, è racchiuso nelle 9 tracce di Humaura, il terzo e nuovo album della loro carriera appena uscito su SDR – Southern Record Distributors.

LUCKYANDLOVE è lo schietto e sincero esperimento sonoro di Loren Luck (batteria, synths) e April Love (vocals, synths) che non smettono di stupire con le loro produzioni originali e sempre centrate (mai come stavolta), la loro musica trascende i generi, per certi versi legata ai ritmi electro/synthwave di progetti come Boy Harsher e Minuit Machine ma senza dubbio plasmata sulle braci ardenti di Siouxsie and the Banshees, Cocteau Twins e Bauhaus, galassie stracariche di synth e dancefloor oscuri dove ogni suono trova un senso logico e imprescindibile, i loro impulsi synth analogici, la strumentazione moog insieme alle splendide voci armoniche e spettrali innescano un download immediato di fuzzy sunset synthgaze, blue-black neon darkwave fino al tigerprint electro punk.

Humaura, registrato, mixato e masterizzato dall’ingegnere del suono e vincitore di un Grammy, Be Hussey (Modern English, Swervedriver, The Church, Alcest, Twin Tribes, Boy Harsher, Luna, Kim Deal) e Catwater e masterizzato in vinile dall’ingegnere del suono nominato ai Grammy Nicholas Townsend (Cheap Trick, Weezer, Garbage, Dr. Dre, 2Pac, Grimes, Iron Maiden), è sì un concentrato di musica sintetica ma a differenza di molte altre produzioni fatte in serie racchiude in sé un fascino speciale che alberga nel sound avvolgente e raffinatissimo e nelle liriche in costante bilico tra malinconia profonda, tristezza insostenibile e pura trance estatica.

I Am Human, primo singolo estratto, appare come un inno carico di angoscia delicatamente fuso in una miscellanea di beats pulsanti, sintetizzatori analogici carichi di fuzz e voci ultra sexy, sottolinea l’estrema necessità di riconnettersi in modo puro con l’essere umano spronando chi ascolta a prendere in mano la propria vita e fare le giuste scelte con grande consapevolezza, Lonely At Night, secondo singolo estratto, ci accompagna invece in uno stato onirico/malinconico esaltato dai suoni stratificati grazie ad una cascata meravigliosa di archi analogici mescolati alle pulsanti linee di basso, alle percussioni sincopate e a un vortice di vibrazioni elettrificate dove galleggiano inquiete voci guida capaci di indicarci la via verso una fuga salvifica dalla solitudine.

“Immagine di una stanza vuota del dormitorio, quando quasi tutti sono partiti per le vacanze lasciando il protagonista quasi completamente da solo in un edificio infestato. Il brano accelera verso la fine con armonie e chitarre che creano un finale gioioso”, afferma April Love.

Loren Luck aggiunge “La solitudine è una cosa assassina. La canzone descrive i sentimenti umani di solitudine e riconnessione. Siamo animali sociali che necessitano di interazione umana in carne e ossa. La vita è più piacevole se vi è qualcuno con cui condividerla. Le trappole dei tempi moderni tengono le persone imprigionate. In fondo si tratta di una canzone romantica”.

Se nella martellante Feelz So Good così come nella magmatica Name Of Love, ricca di deviazioni, cambi di rotta fenomenali e ripartenze efficacissime, si percepiscono echi à la Siouxie Sioux, la morbida e onirica Melt In Sunshine rimanda, almeno nelle intenzioni, l’aulica vocalità di Liz Fraser, più slabbrate e stracolme di effetti Run On Run e Hawks Do Cry che partono con delicatezza per poi sposare ritmi sufficientemente sostenuti mentre Down To Black è il brano tondo per eccellenza, orecchiabile ed etereo inguainato com’è nel suo sintetico abito da festa.

Come sempre chiudo con la mia traccia preferita, parlo di Secret Is Out, torbida e suadente, minacciosa e sognante, cinematografica e persino pittorica, ritmata al punto giusto e cantata in maniera davvero magistrale.

Nel periodo più cupo e riflessivo dell’anno i LUCKYANDLOVE ci regalano un disco estremamente godibile, Humaura (definito dal duo come l’atmosfera emanata dai sentimenti dello spirito umano privo di controllo tecnologico), riluce come faro nella notte.

www.facebook.com/pg/luckyandloveband

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