Kozminski
Un oceano di zeri
(NOS Records)
alt-rock, indie, cantautorato
A sei anni di distanza dal loro ultimo album, i Kozminski tornano con dieci brani che sono uno spaccato di vita vissuta in chiave rock. Un rock che affonda le radici nel passato, ma che è sempre alla ricerca della propria vocazione contemporanea e che non cerca per forza l’happy ending, senza per questo chiudere la porta a uno spiraglio di speranza nel futuro.
Un oceano di zeri è un lavoro maturo nel quale la lezione delle band indie rock nostrane (vedi la citazione di “Dopo Che” dei Massimo Volume nel brano di apertura L’Aldilà) e non viene declinata in un’ottica di modernità. Stringendo alleanze con l’elettronica e il pop, la band milanese sposa il linguaggio diretto dell’alt-rock con la profondità narrativa del cantautorato. La parola cerca prepotentemente di prendere la scena senza relegare la musica in secondo piano, spaziando tra sonorità indie, giocando con linee di basso ipnotiche e tastiere new wave.
Sebbene l’album non sia nato intorno a un unico fil rouge, con il tempo è emerso un elemento ricorrente: la quotidianità fatta di figure comuni, la cui vita è ormai in mano alla tecnologia, preda di un passato che non c’è più e di città che ormai non rappresentano più uno scenario reale. Persi nello spazio o in una realtà impersonale, i Kozminski cercano un abbozzo di umanità, un barlume nel grigiore delle vite di oggi.
Un oceano di zeri si rivela così il giusto mix dei vari elementi e delle varie influenze che hanno lasciato il segno sul quartetto lombardo, un buon equilibrio tra l’energia della presa diretta e la necessità di far riflettere l’ascoltatore. Regalandoci un affresco piuttosto obiettivo e senza peli sulla lingua della società e del mondo in cui viviamo senza dimenticarci dell’importanza di non implodere in una bolla di tragicità e negatività.
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