Journey: la recensione di Freedom

Un ritorno soddisfacente dopo una decade, quello dei Journey, cambiati nella formazione ma non nel sound, ancorato nell’AOR anni '80.

Journey

Freedom

(BMG / Frontiers Music)

rock

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A 11 anni da Eclipse i Journey pubblicano Freedom, quindicesimo lavoro della celebre band americana famosa per Don’t Stop Believin’ e per i fans di Stranger Things Separate Ways.  Ormai della formazione originaria è rimasto solo il chitarrista Neal Schon con Jonathan Cain a corredo alle tastiere, portando avanti il marchio non senza poche difficoltà, soprattutto dopo che Valory e Smith volevano estromettere Schon prendendosi tutto per loro il nome della band e ciò che ne deriva come immagine e catalogo.

Perché parliamo di questi dinosauri del rock dopo tutti i cambi di formazione (col ritorno di Deen Castronovo alla batteria anche se è presente Narada Michael Walden alle pelli, e del leggendario Randy Jackson al basso, che qui in Italia ha lavorato con Zucchero, Vasco, Mina, Renato Zero) e l’addio ormai da tempo immemore di Steve Perry? Perché Freedom è un disco di 73 minuti, con 15 brani inediti pieni di energia e ballad assolutamente piacevoli, un tuffo nella loro musica che dopo tante vicissitudini ed anni di attesa vale la pena ascoltare.

Un album ideale per le vacanze, con quelle canzoni che magari non saranno epiche, ma possono fare da cornice perfetta durante un viaggio fuori dalla propria città, parlo di Don’t Give Up on Us, la ballatona Live to Love Again e Don’t Go. Il disco è aperto dal pianoforte di Together We Run, un brano struggente ricamato da Cain che vede ottimi arrangiamenti e riff di chitarra gradevoli nel crescendo.

 

Ci sono brani che restano lì a farci sognare e ricordare, gettandosi su un’autostrada anni Ottanta ma con l’attenzione al modern rock contemporaneo. Obiettivamente sono brani costruiti a dovere considerando che abbiamo musicisti di gran calibro che sorreggono il tutto tra ritmiche classic rock mai stancanti e chorus di contorno che non sbavano di una virgola.

Arnel Pineda ormai al terzo disco con i Journey riesce a dare emozioni con la sua voce, certo You Got the Best of Me, Come Away With Me e Let it Rain danno l’impressione che a livello tecnico nel mixaggio non sia andato tutto bene, Still Believe in Love, The Way We Used to Be e After Glow non sono pezzi così riusciti, ma nel complesso il disco gira bene.Le radio non trasmettono più molto volentieri questi album-oriented rock, ma se per caso venisse voglia di qualcosa più boomer, ecco, i Journey vanno più che bene per allietare le giornate di positività. Non da Covid, ovviamente. Battutona.

Sito web: www.journeymusic.com

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Luca Paisiello
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