John Strada
Basta Crederci Un Po’
(CR/NALE)
rock, folk
John Strada per anni ha cavalcato il sound del classic rock americano accostandolo alle storie della nostra Italia, offrendo spaccati di vita quotidiana attraverso le sue composizioni. Un emiliano alla ricerca di una nuova modalità di scrittura delle canzoni, che a 5 anni dal suo ultimo lavoro ha dato alle stampe il suo nono album in studio dal titolo Basta Crederci Un Po’, 11 brani tra rock e folk.
Parlare di John Strada non è semplice dato che siamo di fronte a uno di quei cantautori di matrice rock che in Italia, nonostante una lunga carriera, non sono conosciuti ai più, pure tra chi il rock italiano lo mastica abbastanza. Il nostro rocker di Cento ha però alle spalle centinaia di concerti tra club e piazze, trovando in passato anche spazio all’estero e l’onore di essere tra gli artisti saliti su un palco prima di un concerto del Boss, immagino l’emozione per aver aperto il concerto ad un suo idolo. Se penso a Strada mi viene in mente Massimo Priviero, ma senza aver avuto mai le luci della ribalta dalla sua, continuando però a scrivere canzoni, pubblicare dischi, tenere dei concerti mentre il suo alter ego Gianni Govoni si dedicava all’insegnamento dell’inglese nelle scuole liceali.
Un paio di album negli anni 90, un perido passato in America e poi a Londra, e via via altri sei dischi di cui uno, Mongrel, in lingua inglese. Meticcio è la pubblicazione che credo abbia avuto maggiori soddisfazioni e riconoscimenti, e Starda ha trovato la collaborazione di diversi artisti lungo il suo percorso. Le influenze sono quelle di Springsteen, John Mellencamp, Tom Waits, Rolling Stones, Ted Nugent che si riaffacciano abitualmente nei suoi lavori, eccome se si sente. Non ha una voce potente ma fa il suo, i brani sono genuini, alcuni sanguigni, nessuno se la prenda a male se definisco il suo un rock morbido, virato al folk, al blues ma con una sua autoralità.
In Basta Crederci un Po’ si avverte autenticità e capacità di osservare la vita di tutti i giorni, ispirando le nuove canzoni. Ecco che in questo disco vengono toccati molti temi come le storie illusorie dei social, il femminicidio nell’encomiabile La Tigre e l’Agnello ispirato ad un racconto di William Blake, un brano davvero spiazzante, teatrale e bello, o la corsa all’apparire per coprire una vita non esattamente felice. Rievoca Mary Poppins nella sognante Ballando in Città, ricorda gli anni andati, le illusioni, le scelte fatte, si rende conto che la vita passa per altri treni che non volevi prendere, e nella delicata Girasoli sulla discussa morte di Federico Aldrovandi non vuole dare lezioni, ma per lui forse la storia poteva finire diversamente.
C’è un cantautore che non ha più quel piglio rockettaro degli esordi perché giustamente il tempo poi ti addomestica, forse anche certi suoni si fanno meno distorti ma mi piace il fatto che pur non cercando ostinatamente il successo, e credo non l’abbia nemmeno voluto, l’unica cosa che ha sempre desiderato è quella di continuare a fare buona musica. John, hai scelto la Strada in cui camminare a testa alta, ci hai sempre creduto.
Social: johnstradamusic
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