Jared James Nichols: recensione di Louder Than Fate

Un album muscolare e versatile: Jared James Nichols conferma di essere una delle chitarre più incandescenti della scena rock contemporanea.

Jared James Nichols

Louder Than Fate

(Frontier Music)

rock, country, pop, gospel


Jared James Nichols è uno di quegli artisti che il panorama rock dovrebbe tenere stretti: chitarrista virtuoso, compositore eclettico e anima melodica rara nel contesto contemporaneo. L’artista statunitense arriva al suo quarto album in studio, dopo l’omonimo Jared James Nichols (2023), che aveva già confermato la sua capacità di sfidare tempo e generi senza mai risultare prevedibile.

Il nuovo lavoro, Louder Than Fate, pubblicato da Frontier Music, comprende quindici tracce che spaziano tra rock’n’roll bruciante, blues metodico e rari momenti pop che arricchiscono il quadro complessivo.

Let’s Go apre il disco con un’esplosione dinamica, diretta come un gancio allo stomaco. I riff di Ghost spingono Nichols verso territori più heavy, mentre Way Back si nutre di atmosfere più scure, vicine al country‑rock della tradizione americana.

Choir In My Chest introduce un sapore sperimentale, quasi pop‑soul, mentre il dark pop‑rock di Bending Or Breaking rappresenta uno dei momenti più riusciti dell’album. Arrivano poi parentesi più riflessive come Killing Time, dove la scrittura si fa delicata e la melodia abbozza tratti di romanticismo ed eclettismo.

Il rock’n’roll torna prepotente con Dunst N Bones, brano intriso di anni ’70, con Led Zeppelin e Aerosmith nel DNA. C’è spazio anche per un momento gospel con Carry Me Through e per un ritorno country‑rock in Show Me.

Il disco prosegue tra sofisticatezze chitarristiche (Looks Like That Felt Good), potenza american‑rock (Runnin’ Hot), incursioni reggae (God My Way) e hard rock (Pretend). Verso la chiusura tornano i cori gospel in Hello Again, prima della conclusiva River Of Our Names, che sfiora la world music con un’estetica molto anni ’80.

Nel complesso, Louder Than Fate è un lavoro solido e ispirato: la prova che Nichols non è soltanto un virtuoso della sei corde, ma un artista poliedrico capace di far viaggiare l’ascoltatore attraverso mondi sonori diversi, mantenendo sempre una qualità che oggi è sempre più rara.

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