Gravenia
s/t
(Overdub Recording)
stoner, metal
Il peso della tradizione è sempre qualcosa con cui fare i conti quando si comincia un’avventura musicale; figuriamoci quando questa tradizione è pluridecennale e può contare su miriadi di band che ne hanno percorso il sentiero.
Non era quindi facile, il compito dei Gravenia, trio proveniente dalla provincia romana (Palestrina) quando hanno deciso di percorrere le battutissime strade dello stoner, genere in auge fin dagli anni ’90, ma di cui a bene vedere si possono trovare le radici fin dalle origini dell’hard rock e dell’heavy metal, a partire dai Black Sabbath (ma anche con qualche isolato antecedente) e poi con il filone del cosiddetto doom metal, che dello stoner è parente assai prossimo.
I Gravenia non si sono però persi d’animo e hanno comunque accettato il rischio del ‘già sentito’; rischio che nelle dieci tracce del loro esordio omonimo certo non riescono ad evitare, ma sopperendovi con una buona dose di attitudine e d’impegno.
Ecco quindi che l’apertura con Cosmo rappresenta almeno in parte il programma di un disco incentato su fughe cosmiche e immaginifiche come antidoto al malessere esistenziale, al sentirsi fuori posto, ai lutti, alle tentazioni autodistruttive.
Testi interpretati da Simone Costantini con un’attitudine a tratti sofferente, ma che non sfocia mai nel melodramma che riescono ad emergere nel furioso magma sonoro classico del genere, costruito dallo stesso Costantini alla chitarra con l’apporto di Gian Lorenzo Bruno al basso e Gianmarco Botteri alla batteria.
Un viaggio tra spazi siderali e interiori, con rimandi psichedelici annessi, che tiene costantemente l’ascoltatore sulla corda, certo con qualche momento di quiete, ma che trova la propria compiutezza in muri sonori costruiti con l’apporto di effetti, sovraincisioni e via dicendo.
Qui si rientra nel campionario tipico del genere, rispetto al quale forse i più abituati non troveranno eccessive novità, e forse a tratti potrebbero finire anche un po’ per annoiarsi, del resto il genere nel suo essere tradizionalmente monolitico non offre di suo una gran varietà di climi o di soluzioni.
Al di là di tutto però l’esito è discreto, specie considerando che si tratta di un esordio. I Gravenia insomma la lezione l’hanno appresa e studiata più che bene e riescono a riproporla in modo non eccessivamente scontato. L’attitudine sopperisce a un’esperienza per la quale c’è ancora tempo.
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