Francesco Marras: recensione di It’s Me

It’s Me è un disco suonato, ma anche cantato in maniera ineccepibile da Francesco Marras, che ha saputo unire molto bene la tradizione tipica dell’hard rock di fine anni '70 con le sonorità moderne.

Francesco Marras

It’s Me

(Hell Tour Productions)

hard Rock

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Francesco Marras è un musicista molto conosciuto, soprattutto per chi segue da anni il panorama hard rock e metal italiano. Ottimo chitarrista, ha fondato la metal band metal nostrana degli Screaming Shadows con cui ha pubblicato ben cinque lavori, ovvero Behind the mask, In the name of God, New era of shadows, Night keeper e Legacy of stone.

Inoltre, dopo aver dato luce nel corso della sua carriera anche a due lavori strumentali ed essere entrato in pianta stabile nei mitici Tygers Of Pan Tang da inizio pandemia, con cui ha fatto uscire nel 2022 l’ottimo EP A New Heartbeat, il chitarrista nostrano si fa nuovamente rivedere sul mercato con un altro disco a suo nome.

It’s Me, a differenza dei due album strumentali, è un disco suonato, ma anche cantato in maniera ineccepibile da Marras che ha saputo unire molto bene la tradizione tipica dell’hard rock di fine anni ’70, rappresentata da gente come Whitesnake, Uriah Heep e Deep Purple, con le sonorità moderne, grazie ad una produzione di tutto rispetto.

Non è solo, comunque, la tradizione classica ad essere stata messa sotto la lente d’ingrandimento. A

d esempio, la ballad finale Closer To The Edge, è un pezzo che farà uscire la lacrimuccia a chi è cresciuto con Bon Jovi e che aspetta da tempo che il cantante di origini siciliane faccia qualcosa che si avvicini, anche lontanamente, alla bellezza di questa canzone.

Embrace The Silence è un altro chiaro legame con il mondo U.S.A. anni Ottanta, grazie al sapiente uso delle melodie che viene fuori soprattutto durante il ritornello.

I riff di chitarra alla Blackmore o alla Michael Shenker si ritrovano in The Thrill Of The Hunt e In The Name Of Rock And Roll che sanno davvero di quella vecchia scuola, che in tanti, ancora oggi, rimpiangono.

Abbiamo fatto cenno alle canzoni. Ecco, esse ci sono e restano in piedi da sole, come si può appurare facilmente appena si avrà in mano questo disco che registra anche momenti più acustici, vedi Lady Of Ice (mix tra i Led Zeppelin e i Jethro Tull) e l’inizio di We Take The Blue Away che, poi, vira verso sonorità tipicamente settantiane.

Ottima la prestazione vocale di Marras che davvero ricorda con la sua timbrica il miglior Bon Jovi. Infine, proprio per chiudere in bellezza questo cerchio intriso di tradizione e rispetto verso il passato, su Take My Hand vi è un ospite illustre alla batteria come Bobo Schopf che ha suonato per anni con Michael Shenker.

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