Fontaines D.C.
Dopamine Chamber
(XL Recordings)
post-punk
Con Romance, due anni fa, i Fontaines D.C. hanno compiuto il salto che pochissime band nate nel circuito post-punk riescono a fare: da beniamini della critica a fenomeno di massa, con il disco di platino nel Regno Unito, due candidature ai Grammy e un BRIT Award come miglior gruppo internazionale. Dopamine Chamber, quinto album del quintetto di Dublino, arriva oggi su XL Recordings con un compito difficile, quello di non ripetersi senza perdere il pubblico conquistato. Alla produzione c’è ancora James Ford (che è anche la metà del duo elettronico Simian Mobile Disco), e la scelta pesa più di quanto si potrebbe pensare.
Il disco è nato tra Londra, la campagna inglese e Palermo, dove Grian Chatten ha registrato le voci in una cabina improvvisata con materassi e cuscini. L’idea che lo regge è dichiarata fin dal titolo: l’album come una stanza in cui l’ascoltatore entra per sottoporsi a una serie di brani capaci di alterare l’umore, specchio di un presente in cui intelligenza artificiale, collasso climatico, violenza politica e pettegolezzo scorrono nello stesso flusso algoritmico, mescolati ai meme. Chatten ha spiegato che se Romance era per sei decimi umano e per quattro corrotto dall’automazione, qui le proporzioni si invertono. E il suono lo conferma: sintetizzatori freddi, batterie marziali, campionamenti, diversi brani in cui le chitarre spariscono del tutto, archi che rimandano al pop italiano degli anni Sessanta, con riferimenti dichiarati che vanno da Nino Rota e Mina fino a Massive Attack e Portishead.
La prima metà è la parte migliore del disco, quella in cui la trasformazione funziona davvero. L’apertura è affidata a Six Shot Morning, già rodata dal vivo durante le date spagnole dell’estate, poi arriva Marianne, il singolo che ha annunciato l’album: ispirata in parte alla serie Ripley, cinematografica e notturna, è curiosamente uno dei circa quaranta brani scritti per il disco e inizialmente esclusi dalla scaletta definitiva. Mimesis offre un momento più leggero, quasi pop, che allenta la tensione senza tradirla, mentre Tongue è forse il vertice dell’album: Chatten scandisce un fiume di parole su percussioni sfumate, archi e un giro di basso e pianoforte che guarda all’hip hop newyorkese degli anni Novanta, in un’atmosfera che richiama da vicino i Massive Attack di Mezzanine.
È proprio qui, però, che si avverte il limite del progetto. La mano di Ford si sente in ogni solco, e non sempre in senso positivo. Il produttore che ha lavorato anche con gli Arctic Monkeys, i Depeche Mode e i Blur, ha costruito attorno alla band un’architettura levigata e stratificata, in cui gli strumenti suonati entrano in scena solo quando sono strettamente necessari. Il risultato è impeccabile sul piano formale, ma l’urgenza fisica che rendeva irresistibili Dogrel e Skinty Fia finisce spesso imbrigliata sotto una patina uniforme, e a tratti si ha l’impressione di ascoltare più un disco di Ford con i Fontaines D.C. che il contrario.
Nella seconda parte questa sensazione diventa difficile da ignorare. Da One Man in avanti il disco perde mordente, le soluzioni sonore si ripetono e la tensione accumulata nei primi sei brani si disperde. Nemmeno Where Is Gone?, che segna la prima collaborazione ufficiale nella storia della band con la partecipazione di Rosalía, riesce a invertire la rotta, e Japan, penultima traccia, con il suo ritornello da cantare a braccia alzate e l’eco evidente degli Arctic Monkeys di Humbug (altro disco su cui Ford ha messo le mani), pare più pensata per gli stadi che attendono la band nel 2027 che per il racconto cupo dell’album. La chiusura con Intimate arriva quando l’attenzione si è già allentata.
Dopamine Chamber resta comunque un disco coraggioso, firmato da una band che rifiuta di sedersi sulla formula vincente e preferisce rischiare. Ma è anche un lavoro squilibrato, splendido nella prima metà e prevedibile nella seconda, in cui la produzione finisce per contare più delle canzoni. Ai Fontaines D.C. non manca certo il talento: forse, la prossima volta, servirebbe solo qualcuno che li lasci respirare.
Dopamine Chamber in vinile blu
Dopamine Chamber in Compact Cassette
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