Evanescence: recensione cd omonimo

Ormai è imminente: Amy Lee & Company sono pronti a stupire i loro fans, con l’arrivo di Evanescence, l’album omonimo che appassionerà vecchi e nuovi fans

Evanescence

s/t

(Cd, Virgin)

rock, gothic rock, alternative metal

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Evanescence- recensione cd omonimo-2011Paragonati a gruppi come Lacuna Coil e Nightwish, e conosciuti per il loro inconfondibile sound, fatto di atmosfere coinvolgenti, legate come ben sappiamo, al più puro stile gothic rock, la band della talentuosa Amy Lee è tornata con un nuovo interessante album. Dopo gli straordinari successi di Fallen, dal quale è tratto il prorompente pezzo Bring Me To Life, e The Open Door, ecco a voi l’ultima imperdibile fatica degli Evanescence, un disco omonimo nei negozi dall’11 ottobre.

Ascoltando la prima traccia, dal titolo What You Want, che poi è anche il singolo dell’album, traspare tutta la potenza musicale e l’esperienza vocale e strumentistica di questo gruppo, abituato ad entrare profondamente nell’animo di chi li ascolta. Il piano è sempre presente ma con discrezione, lasciando maggior spazio ad una batteria piuttosto incisiva e allo splendido virtuosismo di chitarre e bassi elettrici.

Proseguendo, abbiamo Made Of Stone, pezzo meno pregnante del precedente, anche se è sempre un piacere deliziare il proprio udito, sia con le finissime corde vocali di Amy Lee che con il suono delle chitarre.

La terza traccia, The Change, è decisamente più accattivante e molto orecchiabile.

My Heart Is Broken invece, inizia con il dolce connubio di voce e piano, per poi fondersi con il ritmo incalzante ma non eccessivo degli strumenti. The Other Side, scorre fluida ma senza sconvolgere più di tanto. Il discorso torna prepotentemente a cambiare con Erase This, una vera esplosione di energia. Continuando, troviamo Lost In Paradise, una poesia di canzone assolutamente meravigliosa, arricchita come sempre dalla melodiosa Amy Lee, dalla magia del pianoforte, e dal ritmo degli strumenti, che si adeguano alla dolcezza del pezzo, dosando sapientemente la loro forza. Sick è nell’insieme apprezzabile, come pure End Of The Dream, ma forse sa di già sentito. Oceans invece, si differenzia in modo sostanziale dalle altre tracce, specialmente all’inizio, dove sembra di trovarsi nel pop degli anni ’80, quando i sintetizzatori la facevano da padrone, poi però si ritorna al rock. Never Go Back è un pezzo più ossessivo dei precedenti, il suono della batteria è interminabile in certi punti e meno invadente in altri, ma la particolarità si presenta verso la metà del pezzo o poco più, con l’introduzione di elementi sinfonici.

Chiudiamo con Swimming Home, una vera chicca, si stenta a credere che sia una canzone degli Evanescence, dal momento che ha caratteristiche prettamente chillout, ma è pur sempre molto piacevole e rilassante da sentire.

Tirando le somme, Evanescence è un album che complessivamente merita e che fuga ogni dubbio sullo stato di salute della band.

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Selene Virdo
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