Eug Iommi & The Minimal: la recensione di Classic of Changes

Classic of Changes degli Eug Iommi & The Minimal è album sperimentale ed evocativo composto da pianoforte ed elettronica, ispirato dal Libro dei Mutamenti (I Ching), volgendo l’orecchio verso le mutazioni sociali, culturali ed esistenziali dell’essere umano.
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Eug Iommi & The Minimal

Classic of Changes

(Dimora Records)

canzone d’autore

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Classic-of-Changes-recensioneMettendo da parte per un po’ hard rock e musica cantautorale mi son buttato in un mare di tranquillità emotiva ascoltando questo album del trio marchigiano formato da Bart Ortuso al pianoforte, il chitarrista Claudio Marc all’elettronica e alla voce Eug Iommi dei Lightpole. Un disco composto da undici brani in cui le influenze elettroniche fanno blandamente da contorno al pop minimalista della band.

I tre musicisti hanno studiato profondamente musica e senza nascondersi ammettono di essersi ispirati a tre brani in particolare : Le Onde di Ludovico Einaudi, Nanou 2 degli Aphex Twin e un brano degli americani Son Lux, Plans We Made. Le canzoni da loro composte parlano di incontri, amori da conquistare, parole da rincorrere, pensieri da riflettere in specchi d’acqua guardando città fermi nel tempo mentre il mondo invece cammina a piccole dosi di libertà.

La voce intimista di Eug Iommi è limpida, sinuosa, capace di variare dal soul al pop al jazz, dove già quattro anni fa aveva cominciato a lavorare su canzoni minimal e dopo questo lasso di tempo ha scelto di mettere da parte la sua voglia di rock “per dare spazio ad una dimensione più intima, più lirica, dove la voce non si deve scontrare con un muro sonoro, ma semplicemente si armonizza alle cadenze di un pianoforte, il tutto accarezzato da rivoli di elettronica sapientemente dosata”.

Il pianoforte di Ortuso è naturalmente preponderante sfilacciando gentili melodie lungo tutto il disco, in particolare su Wild Angels, Lost Found e To Be Or Not To Be, mentre le parti più elettroniche studiate da Marc si trovano ben distribuite, accentuandosi in Pig Fish. Presenti due cover, la Delicate di Damien Rice e All Flowers in Time Bend towards the Sun di Jeff Buckley, offrendo all’ascolttore otto brani in lingua inglese e tre in italiano, Piccole Dosi, Dialoghi e Frequenze.

Un album che da Slow Fandango ci porta pian piano in un vortice di emozioni delicate e sognanti, un lavoro per mettere in pausa il cervello e ripartire da altre angolazioni.

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Luca Paisiello
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