Edda e Marok: la recensione di Noio; Volevam Suonar

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Edda e Marok

Noio; Volevam Suonar

(Contempo Records)

canzone d’autore

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edda maroccoloLe misure di contenimento contro il Covid-19 hanno costretto anche i musicisti a chiudersi in casa e allora, se non puoi andare nei locali a suonare, cosa fai? Edda e Gianni Maroccolo hanno pensato di cogliere l’occasione dettata del #restateacasa per collaborare insieme ad un progetto così spontaneo, riuscendo nel giro di poco tempo a scrivere 11 canzoni finite in questo fulmineo Noio; Volevam Suonar, disco a quattro mani di cui è superfluo ormai fare una presentazione di questi due straordinari artisti.

Proprio perché straordinari, quando seppi la notizia commentai su Facebook con un “non mi aspetto certo un capolavoro” e Marok mi punzecchiò con un diretto “E fai bene”. Amo i dischi pensati a fondo, concettuali, con quel gran lavoro di ricamo strumentale attorno che ti costringe ad ascoltare più volte in maniera chirurgica ogni singola traccia, scavando strato dopo strato, pertanto conoscendo le capacità di questi due artisti temevo uno spreco di talento per un lavoro che poteva risultare sì carino, ok gradevole, vuoi inaspettato, ma difficilmente da cinque stelle, che son voti che si danno ai dischi epocali. Ma poi…

“Poco più di un mese fa abbiamo iniziato a scambiarci idee, files audio, parole, riff… oggi, 11 canzoni”, scriveva Gianni sul suo profilo FB verso la fine di aprile. Noio; Volevam Suonar nasce mentre Maroccolo stava registrando un cameo di Edda che finirà nel prossimo album, Alone Vol. 4, previsto a fine giugno zeppo di ospiti, ma i due artisti vengono bloccati dalla Fase 1 del decreto governativo. Stefano è una persona così naturale, estroversa, dinamica, le collaborazioni con altri artisti si sprecano, vive la sua anarchia musicale in maniera genuina, per cui quando Gianni gli propone di passare il tempo a scrivere qualcosa assieme, l’entusiasmo fa il resto.

Il disco si apre con uno scambio convulso di voci tra Edda e Gianni dove decidono il nome dell’album ed esordiscono in Maranza pompando elettronica in 5/4 dichiarando ironicamente “Odiamo i Negramaro com’è vero su nel cielo. Me ciami Brambilla e fu l’uperari. Lavoro la ghisa per pochi denari”. Il secondo brano Servi dei Servi è la memoria dei centri sociali del passato, di quando da ragazzino frequentava il Virus di Milano, stimolando poi a far nascere tra i suoi compagni la leggenda dei Ritmo Tribale: “Il mio presente, il mio passato, terra e cielo se lo sono ingoiato”. E’ un pezzo dove chitarra e basso cavalcano assieme in maniera lineare e rimane il brano che preferisco.

Poi in Noio Edda ammette di aver preso La Guerra è Finita dei Baustelle e la migliora, chiaramente in maniera irriconoscibile tant’è che giura che solo a lavori finiti gliel’ha spiegata a Marok che, ignaro del gioco, l’ha plasmata a dovere. Il produttore del Consorzio scrive poi un pezzo greve, Stai Zitta, che è una meraviglia per le armonie tessute da Gianni e dai vocalizzi maestosi di Rampoldi. Il connubio tra i due artisti vola felice tra la celestiale Madonnina e la ritmatissima, sbeffeggiante e spassosa Bebigionson, ispirata dal cantautore scomparso Daniel Johnston, piena di rimandi al passato con “un impiattamento leggermente meneghino, per finire a pecora sui Matia Bazar”.

Si susseguono altri due brani che escono dalla penna di Stefano e dalle musiche di Gianni: Esce il Sangue dalla Neve è una canzone che Edda aveva scritto con il cantautore Alessandro Grazian e che Maroccolo riveste insieme a Flavio Ferri dei Delta V, Achille Lauro è invece una dichiarazione di stima verso questo artista controverso, con una rispolverata delle atmosfere leggere dei Profeti. Arrivano le cover di Sognando di Don Backy e Castelli di Sabbia di Claudio Rocchi, dove non si può dire nulla sull’interpretazione del cantautore milanese che recita poi un Mantrino, un canto sacro indù di tradizione Vaisnava a cui Edda è devoto e che Marok elabora strumentalmente con equilibrio, poesia e rispetto.

Beat, psichedelia, elettronica, malinconie dark e ritmi rock in questo disco regalato a chiunque invii una email entro il 15 giugno 2020 a mailorder@contemporecords.it, escluse le sole spese di spedizione. In copertina i due musicisti vengono photoshoppati con ironia al posto di Totò e Peppino in quella celebre gag dei Fratelli Caponi con il vigile milanese: non conta se il disco è stato scritto in un mese, se non ha le aspettative del capolavoro, Noio; Volevam Suonar è la sintesi di una collaborazione proficua tra due artisti che si rispettano e condividono il piacere di fare musica assieme, capaci di elaborare alla fine un album straordinario. Scusami, Marok, mi hai davvero sorpreso. E caro Stefano, vorrei che tornassi per una sola volta nei Ritmo Tribale, ma Semper Biot basta e avanza per perdonarti. Magnifici.

P.S.: L’album sarà disponibile gratuitamente in cd, vinile e digitale dal 30 giugno, prenotando entro il 15 giugno a mailorder@contemporecords.it e sostenendo le sole spese di spedizione.

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