De.Stradis: recensione di Appartengo al Mare

De.Stradis con Appartengo al Mare affronta un viaggio sonoro tra tradizione italiana, anima nera e ricerca intima. L'album è un vero e proprio mosaico stilistico, ricco e stratificato, che parte dalla canzone d'autore per esplorare altri universi sonori.

De.Stradis

Appartengo al Mare

(Sun Village x Senza dubbi)

indie-folk, canzone d’autore


Vincenzo Destradis, in arte De.Stradis, ha fuori il nuovo Appartengo al Mare, undici tracce che rappresentano il punto di arrivo di un percorso artistico lungo e meditato, costruito tra le coste del Salento e le aule del Conservatorio di Bologna, dove il cantautore originario di Avetrana ha affinato la propria formazione in canto jazz.

Chi si avvicina al mondo sonoro di De.Stradis si trova di fronte a un mosaico stilistico ricco e stratificato. La matrice resta quella della canzone d’autore italiana, con echi che rimandano alla scuola melodica nostrana, ma il tessuto armonico e ritmico attinge a piene mani dal patrimonio musicale afroamericano. Il rhythm and blues e il soul costituiscono il motore pulsante di molte composizioni, mentre le venature jazz emergono nelle progressioni armoniche più sofisticate e negli arrangiamenti curati fino al dettaglio. Non mancano aperture verso il pop contemporaneo e incursioni in territori più sperimentali ed elettronici, specialmente nella seconda parte del lavoro.

Il produttore Filippo Bubbico, polistrumentista salentino con cui De.Stradis collabora da oltre un decennio, rappresenta la figura cardine nella definizione di questa identità sonora. Bubbico ha curato la produzione di nove tracce su undici, mentre Tu Somigli porta la firma di Taketo Gohara e la conclusiva Non Mi Capisco è stata autoprodotta dallo stesso Destradis. Questa varietà di approcci produttivi non compromette la coerenza del disco, ma ne arricchisce la tavolozza espressiva.

L’aspetto più interessante sul piano tecnico riguarda la scelta produttiva di lavorare per sottrazione. In un’epoca dominata dall’accumulo e dalla stratificazione sonora, De.Stradis e Bubbico hanno optato per una direzione opposta, privilegiando pochi elementi essenziali ma curati con precisione maniacale. Il nastro analogico gioca un ruolo centrale, conferendo alle registrazioni quella naturalezza leggermente imperfetta che restituisce calore e umanità al suono complessivo.

La strumentazione selezionata riflette questa filosofia minimalista ma raffinata: pianoforte verticale, sintetizzatori di pregio come il Pro 800, il JU-06, il Moog e il Prophet, accompagnati da basso, batteria, chitarra e voci. I campioni percussivi vengono utilizzati con parsimonia, principalmente nei brani dalle sfumature più elettroniche. Il risultato è un disco che suona contemporaneo senza inseguire mode passeggere, radicato nella tradizione senza risultare anacronistico.

L’album si apre con Intro, ultima traccia a essere stata scritta ma perfetta come soglia d’ingresso. Nata dalla decostruzione del classico popolare salentino Lu Rusciu de lu Mare, coinvolge un coro di amici e colleghi musicisti che include Alberto Merlo, Lauryyn, Giargo, Beatrice Dellacasa e molti altri. È una dichiarazione programmatica: questo disco nasce dalla comunità e alla comunità vuole restituire qualcosa.

La traccia omonima Appartengo al Mare costituisce il cuore pulsante del lavoro. Racconta la storia di Andrea Dorno, amico d’infanzia dell’artista scomparso prematuramente, e dell’impatto che la sua perdita ha generato sulla comunità locale. Il brano evita la retorica del dolore per concentrarsi sulla vitalità che può nascere anche dalle tragedie, quando il lutto si trasforma in spinta propulsiva verso il cambiamento. Il videoclip, girato da Stefano Tamborino a Torre Specchia con la partecipazione di Filippo Bubbico al pianoforte, ne amplifica la forza evocativa.

I Primi della Lista affronta con ironia e disincanto il tema delle relazioni aperte e poliamorose, osservate con rispetto ma anche con la consapevolezza della propria natura monogama. È il primo brano nato alla chitarra e ha contribuito a definire la direzione sonora dell’intero progetto. 2000 Mai rappresenta invece il momento più leggero e satirico del disco, una riflessione sull’Italia contemporanea dove politica, memoria storica e indignazione selettiva si intrecciano con intelligenza critica.

Una Banda Larga sposta l’orizzonte verso una dimensione quasi fantascientifica, immaginando un bambino degli anni Ottanta che sogna il futuro guardando un celebre film di viaggio nel tempo. Musicalmente si configura come uno standard jazz dal sapore futuristico, con quegli spiriti corali dal timbro retrò che preannunciano un presente fatto di connessioni che ingabbiano anziché liberare.

Il disco si arricchisce di tre importanti collaborazioni. Cit. vede la partecipazione di Nico Arezzo in un dialogo a due voci che esplora il confine tra citazione e appropriazione creativa. La produzione di Bubbico amplifica il lato funky, l’anima ritmica nera e le sfumature più vicine alla cultura urbana, creando un brano leggero, sarcastico e pieno di energia. È un esercizio di stile che riflette anche sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella creazione musicale, rivendicando l’unicità della prospettiva umana.

Rivivere ospita la voce di Giargo in un compendio onirico dal carattere spiccatamente rhythm and blues e jazzistico. Il sax di Manuel Caliumi, jazzista affermato, impreziosisce un brano nato di getto che si distingue per la sua immediatezza emotiva. Pilato, con Lorenzo Pellegrini alle chitarre, rappresenta il momento più autobiograficamente legato al tema dell’amore, esplorando le dinamiche delle relazioni a distanza emotiva più che geografica.

Tu Somigli, prodotta da Taketo Gohara, è una ballata dal cuore melodico e dalle sfumature soul, con una scrittura evocativa che si fonde con una vocalità intensa. Racconta l’apatia come meccanismo di difesa, la fatica di trovare significato in ciò che accade, il confronto con un ideale irraggiungibile che continua a riaffiorare ciclicamente.

Un Vortice racconta il senso di smarrimento e saturazione che caratterizza il presente, in una società sovraccarica di stimoli dove ci si ritrova contemporaneamente vittime e artefici delle dinamiche collettive. Le due sezioni del brano incarnano questa dualità: ammissione sincera del disorientamento da un lato, esplosione liberatoria dall’altro.

Non Mi Capisco chiude il disco come una sorta di traccia aggiuntiva, rappresentando il primo brano che il cantautore ha prodotto interamente da solo. È anche quello che ha richiesto più tempo, con una prima idea risalente a quattro anni prima della pubblicazione. Ripetizione, suono e mantra diventano gli elementi portanti di un pezzo profondamente esistenziale che unisce complessità compositiva e semplicità espressiva.

Appartengo al Mare è molto più di un semplice debutto discografico. È il risultato di anni di scrittura, studio e pratica dal vivo, un approdo consapevole che trova nella coerenza e nella misura i propri punti di forza. De.Stradis dimostra di padroneggiare un linguaggio musicale raro nel panorama italiano, capace di coniugare l’eleganza melodica della tradizione cantautorale con il respiro internazionale delle sonorità nere, senza cedere a facili compromessi commerciali.

Il live resta il cuore pulsante della carriera di questo artista, e le date del tour di presentazione, che toccherà Roma, Canegrate, Bologna e Milano nei prossimi mesi, rappresentano l’occasione ideale per sperimentare dal vivo la forza di queste canzoni. Per chi cerca una proposta musicale intelligente, curata e autenticamente italiana pur nel suo respiro globale, questo disco rappresenta una scoperta da non perdere.

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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