Dasp: la recensione di L’indipendente Italiano

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Dasp

L’indipendente Italiano

indie rock, it-pop

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Dasp L'indipendente Italiano recensioneUna ricetta a base di nostalgia, mancanze, pezzi di antiquariato e un bicchiere di vino (anche due): è uscito L’indipendente Italiano, il primo album di Dasp.

Domenico Palopoli, in arte Dasp, è un cantautore e musicista ventottenne della provincia di Cosenza che fa dell’indie rock il proprio genere di battaglia.

Il progetto è decisamente breve, otto tracce, di cui due fanno semplicemente da ponte tra altrettanti passaggi del disco (Intro e Intermezzo), e solleva più di qualche perplessità.

Dal punto di vista strumentale, il lavoro si orienta sui classici suoni dell’indie rock italiano (vedi brani come Epoca Lontana e Vortice), azzardando alcune intromissioni nel cosiddetto it-pop, oggi tanto in voga nella nostra penisola.

L’indipendente Italiano, title track della release, si crogiola proprio nei dettami dello stile appena indicato, con sintetizzatori catchy e molto anni ’80 e una ritmica sostenuta che ricorda i Canova e il Gazzelle di Superbattito; altrettanto (almeno in parte) fa la successiva Solo Te.

Anche per quanto riguarda le liriche il cantautore calabrese rimane in piena comfort zone, con testi tra il romantico e l’introspettivo costellati  da immagini quotidiane e pseudo-nostalgiche.

In 1960 recita: “Comprammo un vinile e una bottiglia di vino”: mai frase fu più adatta nell’azzardare una brevissima sintesi di tutti i testi indie scritti in seguito al successo nazionale dei Thegiornalisti, nel disperato tentativo di replicarne l’impatto radiofonico.

L’approccio vocale è sostanzialmente privo di potenza, risultando facilmente replicabile come il genere vuole (?).

Con qualche composizione discreta e un insieme di canzoni piuttosto scorrevole, il progetto si avvicina alla sufficienza ma, ad infierire sulla riuscita finale di questo, troviamo una pessima opera di missaggio, la quale non valorizza le varie componenti strumentali ma, anzi, va a creare un pastrocchio di suoni difficilmente intelligibile e troppo confusionario.

Insomma, L’indipendente Italiano è l’ennesimo disco indie (indie rock/ indie pop/it-pop/ scegli la tua categoria preferita) realizzato nel credo dello “strano è bello”, con pochissime pretese e un velato senso di presunzione, con cui Dasp mette in mostra una sufficiente abilità compositiva/autorale e nulla più.

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