Chiude il Mucchio Selvaggio

Il Mucchio Selvaggio per il sottoscritto ha rappresentato uno degli appuntamenti più attesi quando si correva all’edicola, ero un ragazzo affamato e le notizie dal mondo della musica, quella che mi piaceva davvero, in Italia non era semplice trovarle. C’era quella frenesia di leggere le recensioni di qualche disco che avrebbe dato una scossa alla musica italiana o anche solo al mio walkman, le interviste ai miei artisti preferiti e soprattutto le anticipazioni discografiche che mi facevano saltare di gioia per un album di prossima uscita.

Del Mucchio Selvaggio ne avevo parlato con Stefano Solventi, collaboratore della famosa rivista, e Federico Guglielmi, uno che il giornalismo musicale l’ha fatto letteralmente crescere, intervistati per “Il Rock è Morto?”. Federico in particolare mi ha raccontato di quando nell’estate del 1979 andava a comprare i dischi nel negozio di Paolo Carù, fondatore del Mucchio Selvaggio insieme a Max Stefani. Nelle riviste musicali di quegli anni si faceva fatica a trovare notizie e recensioni del mondo new wave e punk che stavano esplodendo allora, e Federico si è offerto di collaborare con la redazione scrivendo di band come The Cure, Joy Division, Siouxsie, Talking Heads, Ramones e non solo, che ricorda oggi attraverso il suo blog L’Ultima Thule.

 

 

Nel tempo la rivista ha subito diversi mutamenti, arrivando anche ad allegare nel cellophane le cassette e i CD delle band emergenti, con compilation variegate per far arrivare la musica oltre il semplice formato cartaceo, quando ancora non esisteva internet. Il Mucchio ha formato musicalmente migliaia di italiani, ci sono stati avvicendamenti in redazione, scelte stilistiche e linee editoriali che hanno allontanato e avvicinato diversi lettori, succede dappertutto e bisogna starci. Quel che è capitato dal 2011 ad oggi è un’altra storia. La crisi delle riviste stampate ha colpito anche il Mucchio, che ha invitato i lettori a salvare il salvabile “sottoscrivendo abbonamenti, acquistando arretrati e magliette, offrendo spazi radiofonici, organizzando eventi pubblici”, come scrisse al tempo il noto redattore Eddy Cilia sul suo blog Venerato Maestro Oppure, nonostante il Mucchio godesse non poco dei finanziamenti pubblici all’editoria.

Il Mucchio è andato avanti come una nave in mezzo alla tempesta per diversi anni, e oggi arriva una notizia che squarcia come un fulmine a ciel sereno l’albero su cui è cresciuta parte della nostra formazione musicale, perché nel gorgo sonoro odierno molti di noi che amano analizzare la musica a fondo devono molto al Mucchio, per non parlare degli artisti che si son fatti conoscere attraverso le sue belle pagine. Il Mucchio Selvaggio chiude, non lo troveremo più nell’edicola, ma sopravviverà probabilmente il suo gemello online, a cui noi di RockShock auguriamo un sincero in bocca al lupo.

Vero che questa chiusura aleggiava da tempo, non credi mai che possa accadere l’impensabile. E’ da riconoscere che su quella rivista sono passati diversi personaggi che hanno saputo scrivere di musica: Guglielmi, Bertoncelli, Cilia, Cotto, Solventi, Bordone… un elenco lunghissimo che ha dato vita ad altre narrazioni altrove. Questo ha fatto nascere altre avventure editoriali, e con la libertà di scelta che abbiamo oggi, se siamo però capaci di discernimento, non può essere un male.

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