Cesare Malfatti: recensione di I Catari di Monforte a Milano

Ancora una volta, Cesare Malfatti scava nella sua intimità familiare per portare alla luce un pezzo di storia del nostro paese e per tracciare un parallelismo con la condizione contemporanea.

Cesare Malfatti

I Catari di Monforte a Milano

(Riff Records/Sound To Be)

canzone d’autore, elettronica

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Con il suo settimo album da solista, Cesare Malfatti, figura iconica della scena indie italiana (La Crus, solo per fare un paio di nomi) torna con un progetto che ancora una volta ci apre le porte della sua intimità familiare non solo per regalarci uno spaccato di storia del nostro paese, ma soprattutto per tracciare un parallelismo con gli eventi contemporanei.

Esce infatti in digital download e in CD allegato al libro I Catari di Monforte a Milano, 12 tracce che accompagnano la versione aggiornata del saggio datato 1979 scritto da Domenico Garelli, nonno di Cesare Malfatti.

Prendendo spunto dalle vicende dell’eresia catara di Monforte, nel cuneese, gli autori chiamati dal chitarrista e compositore a collaborare a quest’opera hanno parlato di uomini e donne fuori dal coro, messi ai margini della società per la loro visione diversa del mondo, che non si sono piegati al potere cieco e ottuso.

La ricerca continua di un capro espiatorio (Un romeo in lacrime), di un nemico esterno alla maggioranza, figure di donne forti e di carattere (Un’eresia), la libertà che ancora oggi per molti rappresenta una chimera (Possibilità) vengono narrati nel loro contesto ma al contempo attualizzati, per creare un coinvolgimento nell’ascoltatore che non si sente così tagliato fuori dal tempo.

La dicotomia storico-esplorativa si riflette anche nei suoni. E il primo singolo estratto, Al castello del sir, è quello che meglio rappresenta questa apparente dissonanza. Le parole tratte dal poemetto incompiuto di Giovanni Berchet rievocano il viaggio di un romeo di ritorno dal pellegrinaggio in Terrasanta, che passa da Monforte per ringraziare i signori del castello della cortesia avuta nei suoi confronti durante il viaggio di andata (fatti che verranno poi ripresi in Un romeo in lacrime). Il giro di chitarra che sostiene l’inizio del brano riporta la mente indietro alle sonorità dei musici medievali, per poi lasciare che l’elettronica cresca sempre più fino a prendere il sopravvento. Musica d’autore ed elettronica ipnotica fanno così da ponte tra passato e presente.

Con I Catari di Monforte a Milano Cesare Malfatti torna ad usare la storia come trait d’union tra antico e moderno, come strumento educativo, come memoria di errori da non commettere più. Ma per farlo si avvale della musica in modo anticonvenzionale, dando all’elettronica in primis – e al rock e al folk poi – il compito di svecchiare gli eventi narrati e farli suonare più attuali. L’alone di sperimentazione che ammanta la carriera di questo artista fa di lui uno dei pochi in grado di centrare un obiettivo tanto ambizioso.

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