Breaths: recensione di Melt Away

Le affascinanti trasmigrazioni sonore di Breaths. Melt Away è il nuovo EP di Jason Roberts dove armonicamente convivono eteree linee vocali e fragorosi muri di suono.

Breaths

Melt Away

shoegaze, doomgaze

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Recensire un EP è decisamente più difficile rispetto ad un lavoro più ampio e articolato, molto spesso si tratta infatti di operazioni discografiche volte a colmare lacune creative dei vari musicisti ma nel caso di Breaths ci troviamo proprio nella direzione opposta.

Breaths è il progetto artistico del prolifico polistrumentista Jason Roberts (già CHNNLR e Furthest From The Star) giunto alla sua ennesima produzione discografica dopo l’uscita di tre EP, due full-lenght e diversi split in poco più di due anni, segno evidente di una emergenza creativa molto superiore alla media.

Melt Away sembra essere l’ennesimo esperimento di sonorizzazione, un ulteriore step alla ricerca di un suono quanto più centrato possibile e naturalmente congeniale allo scheletro del progetto stesso.

Breaths sposta i suoi confini, getta il cuore oltre l’ostacolo e si avvia in un percorso di derivazione shoegaze, alimentato dall’identificativo wall of sound, con azzeccati riff lo-fi mescolati a linee vocali armoniche e sognanti che portano ad un sound  compatto di ispirazione doomgaze, Breaths punta chiaramente alla dimensione spirituale ed eterea dimostrandosi molto al di sopra dei nostri cieli gonfi di pioggia.

Grazie alla minore durata delle tracce, hook molto più ampi rispetto al passato e svariate sperimentazioni, l’EP appare proprio come la naturale anteprima di un nuovo album (previsto peraltro entro la fine dell’anno).

Parliamo di quattro tracce oscure, intime, a tratti labirintiche, pennellate di una cupezza latente e di una malinconia assoluta, oserei dire palpabile.

Fade Apart, intramuscolo leggiadro e dannatamente suggestivo, introduce la splendida Barbarella (Melt Away) che viaggia in un crescendo vertiginoso di emozioni contrapposte e complementari, oscura, densa, imponente, la traccia trova respiro solo nell’accattivante refrain per poi esplodere, morendo, tra vorticosi riffage.

Chiude l’avvolgente inquietudine di Shaken immersa com’è in una sorta di estraniazione dal qui ed ora, alla ricerca di spazi incontaminati e introspettivi, il poderoso wall of sound di derivazione shoegaze sfiora, con fermezza d’intenti, i territori doom, la via di fuga è ancora una volta quella voce, la voce rapita e quasi aliena di Jason.

Purtroppo è tutto, resto in attesa del promesso full-lenght perché Melt Away mi ha davvero lasciata con la voglia.

 

https://www.facebook.com/BreathsBand/

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