Bomb the Bass: intervista e recensione di Future Chaos

Future Chaos è un disco di canzoni, più che di ritmi, in cui s'annida una visione del futuro buia come la pece. Abbiamo chiesto di presentarcelo direttamente al suo autore. Che è anche uno dei produttori più acclamati degli ultimi vent'anni, al lavoro con gente del calibro di Depeche Mode, Massive Attack, David Bowie, Neneh Cherry e Björk

Personaggio tanto oscuro quanto influente sia della scena dance che del pop internazionale, autore di alcuni dei brani più ballati del pianeta e produttore di best seller di artisti acclamati dalle platee internazionali, a quindici anni dalla sua ultima uscita, Bomb the Bass è tornato con un nuovo album. Che (forse) farà arricciare il naso agli appassionati di dance music, ma esalterà gli appassionati dei suoni elettronici caldi, cupi e claustrofobici.

Intervista a Bomb the Bass

RockShock. Sono passati quasi due anni da quando avevi annunciato sul tuo Myspace che Future Chaos era finito e la sua uscita. Come mai?

Bomb the Bass. Pensavo di aver finito quando ho riscoperto il suono e le possibilità del sintetizzatore Mini Moog e così … ho cominciato a scoprire nuove direzioni per le mie canzoni e ho ricominciato tutto da capo!

RS. … e sono passati quindici anni dal precedente album! Come mai così tanto tempo?

BTB. Ovviamente non era mia intenzione far passare quindici anni fra un album e l’altro, ma quello che ho imparato in tutto questo tempo, a parte l’arte della pazienza, è che non si può mai dire quanto tempo ci vorrà a fare un album.

RS. Ormai ci sono intere nuove generazioni che non conoscono il passato di Bomb the Bass. Cosa vuoi dire a loro per presentarti e cosa vuoi dirgli col tuo nuovo album?

BTB. Ciao! Mi chiamo Tim Simenon e formo i Bomb The Bass … piacere di conoscerti. Se quando balli hai uno stile personale e fai facce buffe …  Future Chaos molto probabilmente ti piacerà.

RS. Facciamo un gioco crudele: trasformati in un critico musicale e scrivi cinque righe di recensione su Future Chaos.

BTB. Vediamo un po’ …. Potrei scrivere … “Tim Simenon ha impiegato 13 anni per completare Future Chaos, il seguito di Clear. Veramente ha impiegato tutto questo tempo per registrarlo? Non c’è un vero e proprio singolo e non c’è nessun brano che ricordi Beat Dis (il suo successo planetario degli anni ’90)!. A parte questo … amo terribilmente il sound anni ’80 di questo disco: è fantastico.

RS. In Future Chaos ci sono molti ospiti di prestigio (Jon Spencer, Mark Lanegan, Fujiya & Miyagi): perché proprio loro?

BTB. Semplicemente perché mi piace il lavoro di ognuno di loro e mi sono avvicinato ad ognuno di loro semplicemente con questa premessa.

RS. Future Chaos è ricco di suoni analogici: stai progressivamente allontanandoti dalle tecnologie digitali?

BTB. Assolutamente no! Anche se il 90% di Future Chaos è stato registrato col Mini Moog, tutto l’album è stato editato e mixato in digitale, un tipo di tecnologia a cui non potrei rinunciare.

RS. Qual’è il tuo rapporto con le moderne tecnologie di uno studio di registrazione? Pura necessità o autentica fascinazione?

BTB. Puro fascino e un sacco di divertimento. La musica e le tecnologie mi hanno dato e continuano a darmi un sacco di divertimento.

RS. … e come produttore …. qual’è il tuo sogno del cassetto? Con chi ancora non hai lavorato e ti piacerebbe lavorare?

BTB. Mi piacerebbe passare qualche giorno in studio con Herbie Hancock!

RS. Porterai dal vivo Future Chaos? Hai già pensato a che tipo di spettacolo sarà?

BTB. In realtà abbiamo già fatto qualche show in Europa. Lo spettacolo è ovviamente basato sulle canzoni di Future Chaos, ma ci sono anche brani come Bug Powder Dust, Megablast e Beat Dis, ovviamente, ma tutte ormai sono profondamente cambiati rispetto alle versioni originali. La musica è arricchita dallo scratch live di Claudio Spoletini e suo fratello Valerio aggiunge un suggestivo spettacolo di videoproiezioni.

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Bomb the Bass

Future Chaos

(Cd, K7/Audioglobe, 2008)

elettronica, post-trip-hop

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Il moniker Bomb the Bass probabilmente non dirà nulla ai meno attenti al music business, ma per gli altri significa vere e proprie alchimie tecnico-sonore, messe al servizio della produzione dei lavori di gente come Depeche Mode, Massive Attack, David Bowie, Neneh Cherry, Björk.

Agli appassionati di dance, ai maniaci del vinile da scratchare e da mandare “a palla” per far vibrare ogni pulsazione, il nome Bomb The Bass rimanda immediatamente a Beat Dis, brano che infiammo e sconvolse la scena acid house.

Oggi Tim Simenon, vero nome che si nasconde dietro il moniker Bomb The Bass, ha fatto un nuovo disco, che vede la luce dopo una sofferta e lunga lavorazione e che è lontanisimo dalla scena rave inglese.

Future Chaos è un album elettronico, sì, ma ricchissimo di suggestioni postrock, oseremmo quasi dire. E’ un disco di canzoni, più che di ritmi, in cui s’annida una visione del futuro buia come la pece.

Suona come un disco d’elettronica analogica degli anni ’80, come i Massive Attack (o il Tricky solista) più cupi, ma senza echi ritmici da altri continenti. I contributi vocali sono affidati a gente come Mark Lanegan, Jon Spencer, Fujiya e Miyagi: difficile immaginare come questi personaggi si possano prestare ad allegria e spensieratezza. E infatti Future Chaos è l’esatto opposto dell’elettronica da sballo che Bomb The Bass ha nel tempo contribuito ad alimentare direttamente o come produttore. Anche se anche stavolta i ritmi spesso si alzano e sfiorano quelli tipici della dance, senza mai però evocarne atmosfere e attitudini.

Insomma, un bel disco in cui, senza rinunciare al “battito”, si raccontano un po’ di cose sul nostro futuro con i linguaggi e i suoni dell’elettronica degli anni ’80, quella analogica, dolce e allo stesso tempo incredibilmente cupa.

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Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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