Bir Tawil: recensione di In Between

Bir Tawil: In Between è una sintesi di nord e sud, analogico e digitale, un viaggio guidato da una visione nel quale non c’è spazio per conformismi e omologazione.

Bir Tawil

In Between

(I Dischi del Minollo)

world music, folk, psichedelia

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Bir Tawil nasce dall’incontro (o meglio dal reincontro) di due musicisti migranti, Carlo H. Natoli e Dario De Filippo, ormai di stanza nel Regno Unito e in Francia, con alle spalle anni di progetti condivisi e non. Il loro ritrovato sodalizio dà alle stampe In Between, un disco nel quale nord e sud, analogico e digitale si fondono dando voce a confini geografici che oggi come oggi hanno sempre meno importanza.

In Between è una sintesi di suoni, strumenti, luoghi e suggestioni. Le percussioni dell’Africa subsahariana e siciliana si scontrano con strumenti a corda del nord Europa elettrificati, usando l’elettronica per contaminare questo immaginario ponte tra passato e presente, settentrione e meridione. Alla stregua delle migrazioni, che contaminano le popolazioni, permettendo al contempo di mantenere vive le proprie radici. E si fanno risorsa e fonte di microstorie quotidiane.

Ed è così che il viaggio, inteso come spostamento ma anche ricerca, diventa uno dei due temi centrali del disco. L’incontro con il sogno, percepito come progetto, volontà di concretizzare una visione, produce qualcosa di incerto e pericoloso, ma anche grandioso, destinato a chi nella vita non si vuole accontentare.

In Between non è un album che cullerà l’ascoltatore facendolo sentire al sicuro. Piuttosto lo farà uscire dalla sua comfort zone portandolo attraverso percorsi inesplorati, lungo il labile confine tra psichedelia e world music senza bisogno di giungere a una meta, perché la terra di mezzo è proprio il non luogo nel quale ha origine il suono dei Bir Tawil.

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Simona Fusetta
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