Billie Eilish: recensione di Happier Than Ever

Con Happier Than Ever la popstar Billie Eilish riesce a dare forma a uno spartito fluido-contemporaneo sempre più sofisticato e dall'animo soul, assorbendo sonorità, atmosfere e trame eterogenee.
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Billie Eilish

Happier Than Ever

(Interscope Records, Darkroom)

elettronica, tribal jungle, chill wave, trip-hop, elettro-pop, folk pop acustico, drum & bass, R&B, beats, bossanova, jazz

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Billie Eilish Happier Than Ever recensioneA distanza di due anni dal successo con l’esordio discografico di When We All Fall Asleep, Where Do We Go?, la diciannovenne performer statunitense Billie Eilish torna sulla scena pop mondiale con il suo secondo album intitolato Happier Than Ever, edito per Interscope Records e Darkroom.

Grazie alla tecnologia digitale moderna di cui possiamo disporre oggi, il mondo della musica è accessibile a tutti, o almeno a chiunque sappia usare un laptop e qualche semplice programmino di informatica per comporre le proprie basi, direttamente dalla propria cameretta. Non serve nient’altro e nessun altro, il tuo mondo è tutto lì, in pochissimi metri quadrati. Così è nato il fenomeno pop internazionale Billie Eilish, vera e propria icona digital-pop della generazione post-millennials.

Composta da ben 16 tracce, realizzate tra le mura domestiche, e accompagnata inevitabilmente da aspettative molto alte (confermate dalle visualizzazioni stream su Spotify), la nuova creatura musicale della giovane cantautrice losangelina (al secolo, Billie Eilish Pirate Baird O’Connell), scritta e prodotta insieme al fratello e producer Finneas O’Connell, si concentra sul perimetro delle emozioni, messe lì a vestire un guardaroba di tematiche quanto mai riflessive, intime e d’attualità scaturite durante la quarantena: tra inviti a non abusare del proprio potere, bodyshaming, l’immorale comunicazione dei social network, delusioni amorose, cause perse, relazioni interpersonali, il lato oscuro della fama, i fantasmi del passato e gli obiettivi per il futuro.

Dal punto di vista strumentale, i fratelli Eilish, in questo nuovo capitolo mainstream (per un artista, il secondo album è quello della conferma, la cosiddetta prova del nove), riescono a dare forma ed enfasi a uno spartito fluido-contemporaneo sempre più sofisticato e dall’animo soul, riprendendo, da un lato, le calde tonalità vocali dei crooner anni ’50 e ’60, e dall’altra assorbendo sonorità, atmosfere e trame eterogenee che si instillano lentamente e armoniosamente, goccia a goccia, spaziando con disinvoltura, freschezza e parsimonia dalle lozioni beat del drum ‘n’ bass alle inflessioni inquiete e noir del trip-hop, dalle corde epidermiche del folk pop acustico ai riverberi ovattati e glassati della chill wave, dalle pulsazioni ormonali tribal jungle alle linee sinuose dell’elettro-pop e dell’R&B, fino ad asciugarsi nel minimalismo di melodie elettroniche umbratili alla Lana Del Rey e toccando quelle percussioni nostalgiche e rilassanti della bossanova che orbitano intorno al sound “new cool” ottantiano degli Everything But The Girl.

 

Si delinea, dunque, uno scenario urban-pop immaginario e confidenziale in cui la percezione della felicità assume un significato sempre più fragile e precario. Happier Than Ever è un luogo nascosto dietro luci metropolitane sfocate e profumi notturni di marshmallow, tra le pieghe emozionali della giovinezza, all’interno del quale Billie Eilish (al tempo stesso, vittima e carnefice delle nuove trasformazioni informatiche e delle tendenze dell’industria musicale) prova a spogliarsi di quella apparente e artificiosa facciata da “cattiva lolita-popstar” per mettersi a nudo e raccontarsi a un pubblico più adulto attraverso il suo ormai identificabile e caleidoscopico timbro vocale: suadente, litanico, sbiascicato, ipnotico, narcolettico, raffinato, onirico e malinconico.

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Andrea Musumeci
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