Beauty in Chaos: la recensione di The storm before the calm

Condivi sui social network:

Beauty in Chaos

The storm before the calm

(33.3 Music Collective)

gothic rock

______________

 

Beauty in Chaos recensioneIl 22 maggio, per l’etichetta 33.3 Music Collective di Los Angeles, è uscito un disco che aspettavo con ansia dopo aver golosamente assaggiato il primo singolo estratto, The delicate balance of all things, nel quale spadroneggia l’immenso Wayne Hussey dei Mission.

The storm before the calm, questo il titolo, ha visto la luce proprio nel giorno del World Gothic Day, pur se la cosa non sembra intenzionale non avrei potuto immaginare una data migliore per i Beauty in Chaos, collettivo ideato e fortemente voluto dallo storico chitarrista Michael Ciravolo che ha raccolto in sei tracce altrettante eccellenze della musica contemporanea.

L’album, registrato presso il SAINTinLA Studio di Ciravolo è stato prodotto dal candidato al Grammy, Michael Rozon, noto per il suo lavoro con i Ministry.

Originario di New Orleans ora di stanza a Los Angeles, Michael riveste anche la prestigiosa carica di presidente dello Schecter Guitar Research ed ha suonato con i migliori musicisti al mondo. Negli ultimi trent’anni ha prestato la sua chitarra agli Human Drama ma anche ai Gene Loves Jezebel di Michael Aston.

Non chiudersi nel proprio mondo creativo ma cercare invece la condivisione con altri talenti per uno scambio globale di percezioni tradotte in musica è prerogativa di pochi eletti, quelli che non stanno tutto il giorno ad incensare sé stessi ma che volontariamente si mettono in gioco con progetti diversi tentando nuove forme di comunicazione e ponendosi nuovi obiettivi da raggiungere.

I veri artisti si differenziano dai comuni musicisti perché non hanno paura del confronto, sono quelli dai quali mi aspetto slanci sperimentali continui, sono quelli come Ciravolo che ha creato dal nulla un caos puro intriso di enorme bellezza.

Per me, The storm before the calm rappresenta un riavvolgimento e un avanzamento rapido. Un riavvolgimento del nastro verso gli Anni ’80 e i grandi album che giravano nel mio giradischi, che creavano un’atmosfera…persino la sensazione di febbre…così come fosse dentro una sfera di cristallo guardo alla prossima evoluzione di Beauty in Chaos. Bellezza avvolta nel caos. Scura, ma sempre, con una luce.(Ciravolo)

L’attacco è affidato a The outside, ballad avvolgente, dominata da un basso prodigioso, chitarre disperate e linee vocali ricche di malinconico romanticismo capaci di produrre effetti benefici sulle anime di chi ascolta. Il sudafricano Ashton Nyte, ospite della traccia, conosciuto come cantante, cantautore, produttore, compositore e frontman della alternative band The Awakening, aggiunge un tocco di classe con la sua voce piena e matura. Ci si lascia andare ai ricordi e si sprofonda in un mood di insana passione.

Con Almost pure si ripercorrono strade già praticate smarrendo però la via maestra, si avanza piano tra i viottoli più sperduti e ci si perde in una foresta di suggestioni inattese. Steven Steibold, voce degli Hate Dept, leggenda industrial-synth-punk, libra la sua voce in un cielo plumbeo trafitto da timidi bagliori di pura iridescenza.

Finalmente si accede al tempio del desiderio con la smania e la voglia di incontrarci dentro persone, situazioni, attitudini e stati d’animo portati all’eccesso ma con la delicatezza delle vibrazioni più angelicate. Rafe Pearlman presta la sua voce sexy e spirituale per Temple of desire, brano tondo e particolarmente intenso. In alcune frazioni di secondo ricorda l’istrionico Marc Almond, si vola altissimi sulle ali di un sogno che va oltre lo spazio di una canzone.

Per A Kind Cruelty immagino un disco club rock old style in un non luogo qualsiasi, con gente bramosa di vita e di fisicità che si scatena sulle note di un passionale post-punk turbinoso e febbrile. Curse Mackey (Pigface, My Life With The Thrill Kill Kult, Evil Mothers) tiene il tempo con la sua voce pastosa che a volte graffia e lascia il segno.

The delicate balance of all things è una prova magistrale di rock gotico, oscuro e tormentato, sinuoso e romantico, sviluppato sulle sublimi linee vocali del leggendario Wayne Hussey. La chitarra inarrivabile di Ciravolo e la sezione ritmica, precisa e compatta sono un compendio raffinatissimo di stile impenetrabile che profuma di miracolo. Sei minuti di commozione raccontati con un testo che parla della vita, del tempo che passa e delle cose che non si perderanno nello spazio siderale delle nostre anime imperfette, il tutto governato dal bilanciamento naturale e soprannaturale dei nostri giorni.

Il delicato equilibrio di tutte le cose il piacere ed il dolore, il giorno e la notte, il bianco e il nero.

Né debole né forte, né giusto né sbagliato, pistole sul tetto e fumo nel cielo, bugie nella verità e verità nelle bugie ma quando sto con te sono un uomo migliore e quando il mio cuore batterà per l’ultima volta è a te che penserò. Anche il video di accompagnamento, filmato e diretto da Vicente Cordero descrive in immagini lo stesso fascino decadente tra orologi fermi, stadere, clessidre, cuori sacri, calici di rosso e il giglio ricorrente, simbolo estremo di purezza.

Chiusura oltremodo elegante con Stranger dove galleggia la voce sensualissima di Kat Leon degli Holy Wars. Dilatata e perdutamente onirica, morbida e sofisticata, sospesa tra echi post rock dilatati e malinconici, suona come una ninnananna da canticchiare al tramonto di un giorno perduto alla fine del mondo.

Il caos gonfio di bellezza plasma arcobaleni di note su voci incantevoli generando un’opera discografica che va oltre il semplice ascolto, piccoli cristalli sfaccettati e luminescenti in un mare fumoso di sterminate emozioni che, sono sicura, rimarranno nel tempo.

 

Gli ultimi articoli di Elisabetta Laurini

Condivi sui social network:
, ,

About Elisabetta Laurini

View all posts by Elisabetta Laurini →