Astari Nite: la recensione di Here Lies

Sembra incredibile che Here Lies, il nuovo album dei Astari Nite, sia stato concepito a Miami. A dispetto del titolo non ci sono bugie in questo disco che scorre perfettamente bilanciato tra brume di sofferenza, temporali di smarrimento e cirri fibrosi carichi di esili speranze.
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Astari Nite

Here Lies

(Negative Gain Productions )

post-punk, darkwave, goth

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Astari-NiteMiami sorge sul capo sudorientale della Florida. L’influenza di Cuba si riflette nei bar e nei negozi di sigari che presiedono il quartiere di Little Havana. Su una fascia di isole al di là delle acque turchesi della Baia di Biscayne sorge invece la città di Miami Beach con il suo South Beach, quartiere ricco di stile e famoso per gli edifici colorati Art déco, la sabbia bianca, gli alberghi sul mare e i nightclub alla moda.

È curioso dover immaginare in un contesto simile, salottiero e oltremodo spensierato, il progetto Astari Nite, quintessenza dark/goth cementata da un suono post-punk profondamente oscuro, Cure incontra Bowie, i toni cupi e la poetica lirica reiterata in un memento mori perenne. Morte, amore, abbandono, memorie devastanti ed occultismo si mischiano ad un colore a volte tenue, come effimero spazio inesplorato dell’anima.

Nata nel 2007, la band ha rapidamente trovato una nicchia in molti club e palcoscenici della loro città natale e, dopo aver subito diversi cambi di line-up, si è solidificata nel nucleo composto da Mychael Ghost (Vocals), Michael Setton (chitarra), Monch Sallons (basso) e Illia Tulloch (batteria e tastiera).

C’è un velo trasparente a dividere l’esistenza terrena dal trapasso, l’invocazione implorata dal fumoso cerchio delle streghe, i riti arcani taciuti ai più, le alchimie ed i feticci nel nuovo disco degli Astari Nite, Here Lies, uscito lo scorso 8 maggio per Negative Gain, un disco appassionato e furioso, malinconico e perdutamente sensuale, dove splende la realtà abbagliante e magica dell’universo come fiamma infuocata in una grotta adorna.

Mi sono innamorata di Here Lies fin dall’ascolto del primo singolo estratto Capulet loves Montague, l’amore sublimato dal parallelismo shakesperiano dei Capuleti e dei Montecchi, un’amore osteggiato e per questo ancor più denso di bramosia. Il cupo splendore del testo è un intrigo inebriante di sentimenti che si accavallano, il dolore di una nuova perdita ed un profondo rimpianto I’ll never know, how i miss you so, i will remember you, will you remember me, i will remember you, will you remember me, i dream to forget. Nel video di riferimento sono presenti tutti i dettami della cultura dark/goth, croci e candele, simbologia occultista, bamboline vudù e la testa caprina su corpo sinuoso di giovane uomo.

Ho sempre immaginato come sarebbe potuto essere catturare un sogno in un film, in particolare uno che rispecchiasse parole che ero in grado di strapparmi disperatamente dalla testa. Ho trovato la bellezza in un abisso peculiare di ciò che alcuni chiamano realtà, però, per me, è stato solo un incubo affascinante dal quale alla fine mi sono dovuto svegliare. – Mychael

Ogni traccia è un tassello prezioso per la risoluzione del puzzle chiamato Here Lies, prova straordinaria di pura darkwave venata di goth con pennellate electro che esaltano a dismisura l’intera trama sonora.

Leave the winter on the ground e Disease sono coriandoli di inquietudine avvolti nella cenere, la voce di Michael si innalza vigorosa in un cielo plumbeo con una potenza straordinaria. Disease e Gloomy whitch sono hit da manuale. Paint the stars tonight è la ballad per eccellenza, appoggiata su un tappeto musicale fluttuante, trasuda di languida attesa. A chiudere due remix, il fantastico Gloomy witch reinventato dal genio di Twin Tribes e il trascinante dance remix del singolo di debutto degli Wisborg che completano il lavoro con un po’ di dancefloor edge.

A dispetto del titolo non ci sono bugie in questo disco che scorre perfettamente bilanciato tra brume di sofferenza, temporali di smarrimento e cirri fibrosi carichi di esili speranze.

Un disco che mi ha inghiottita in una spira di sensazioni difficili da esternare, provate ad entrarci nelle suggestioni visionarie degli Astari Nite, vi sfido ad uscirne indifferenti.


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Elisabetta Laurini