Antonio Firmani & The 4th Rows: We say goodbye, we always stay

Malinconiche melodie in bilico fra indie pop e folk, vi abbracciano e riscaldano nell'ascolto di We say goodbye, we always stay, album d'esordio di Antonio Firmani & The 4th Rows
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Antonio Firmani & The 4th Rows

We say goodbye, we always stay

(Slow Down records)

indie pop, indie folk

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Antonio Firmani The 4th Rows We say goodbye, we always stayWe Say Goodbye, we always stay è il progetto d’esordio di Antonio Firmani & The 4th Rows (anche se Firmani è una vecchia conoscenza di Rockshock).

The Inheritance Of Loss, apre molto bene questo lavoro, con sonorità indie che ricordano i Belle And Sebastian ed un testo molto bello  inerente l’elaborazione del lutto.

Con No Fly Zone si entra in un ambito folk tipico di Nick Drake che prosegue anche nella successiva Last Two Years e che riporta a tratti alla mente la poesia di Fabrizio Cammarata e dei suoi The Second Grace.

Testi e musiche sono molto curati e in più di un episodio portano alla mente le melodie di Badly Drawn Boy, come nel caso della splendida The Givin’ Tree.

La traccia strumentale Supermela, brano intriso dall’inizio alla fine di tinte alla Cocorosie, apre il varco a 22, unico momento “su di giri” dell’album.

La fiabesca A Finger In The Brain e …And That’s Why I’ll Always Miss You, sono I brani che ci conducono all’unica traccia cantata in italiano. Il Professore, con la partecipazione del cantautore Gnut, chiude questa opera prima con un tono molto malinconico ma di grande livello.

We Say Goodbye, we always stay è un album che non può mancare nella collezione degli amanti di certe sonorità che scaldano le umide e uggiose giornate autunnali, è come un abbraccio in un giorno in cui ci sentiamo giù.

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Fabio Busi
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