American Nightmare: recensione disco omonimo

American Nightmare

s/t

(Rise Records)

hardcore punk

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american-nightmare-recensioneLa Rise Records celebra il quartetto hardcore di Boston con l’omonimo album American Nightmare che prende il nome dalla band, tornata sulle scene con un oscuro disco hardcore che rende omaggio ai gruppi che hanno sempre influenzato la sua suoni che vanno da Negative Approach, SSD e The Cro-Mags a quelli che si estendono oltre il regno dell’hardcore come Joy Division e Siouxsie And The Banshees.

Per chi fosse digiuno, gli American Nightmare sono un gruppo hardcore punk di Boston, Massachusetts. Hanno pubblicato tre album, un EP e una compilation di materiale pubblicato in precedenza con il nome di American Nightmare. Si sono formati quando Tim Cossar e Wesley Eisold incontrarono Azy Relph e Jesse Van Diest nel 1998. Hanno registrato un demo tape nel 1999, seguito dal loro debutto, un EP omonimo su Bridge 9 Records nel 2000. Dopo una lunga tournée e cambiamenti di line-up, la band ha registrato il loro secondo EP, The Sun Is not Getting Any Bright. Successivamente è stato combinato con il loro sforzo omonimo di formare Year One, pubblicato dalla Reflections Records nel 2001 e ristampato postumo da Bridge 9.

Registrato a Boston, presso il Mystic Valley Recording Studio dal batterista Alex Garcia-Rivera, American Nightmare presenta il vocalist Wes Eishold, il bassista Josh Holden, il chitarrista Brian Masek e Garcia-Rivera che facevano parte dell’ultima formazione originale della band che si sciolse 2004. L’album indica anche il primo disco veramente collaborativo che la band ha scritto con tutti i membri che hanno contribuito alla sua creazione, aderendo a un processo di scrittura ispirato agli Smiths e al tempo stesso evocando Black Flag.

Per ogni pit-ripper come Lower Than Life, c’è una canzone più meditativa ma ugualmente esplosiva come Dream, e quella dicotomia distintiva è qualcosa che gli American Nightmare hanno sempre sperato di ottenere nel suo modo squallido che trascende davvero l’hardcore.

L’album è strutturato in nove brani, nove brani che non tradiscono minimamente quel che si promette. L’hardrock è presente ed è giusto che sia così, così come sono pregni i brani di depressione e mal di vivere colmo di oscurità. Decisamente un bell’album, si nota decisamente l’impegno messo nel realizzarlo.





 

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American Nightmare: recensione disco omonimo il 2 aprile 2018 votato 3.5su 5
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