Adriano Lanzi: la recensione di The Calling

Adriano Lanzi con il suo The Calling ci porta in una dimensione che non è solo musica strumentale, ma un vero e proprio viaggio nell'animo umano.
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Adriano Lanzi

The Calling

(Aventino Music)

experimental

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The Calling - Adriano Lanzi - recensioneNe ho già parlato più volte su queste pagine, la musica strumentale non è per tutti, a volte abbiamo bisogno dei testi come l’aria che respiriamo, eppure succede che ci s’imbatte in un album strumentale, dolce non ci sono parole, testi, voci e nonostante tutto ci troviamo di fronte ad un gran lavoro e a una bellissima avventura sonora.

The Calling è il nuovo lavoro di Adriano Lanzi. L’album è composto da tredici brani che possono essere visti (o ascoltati) come tredici stati d’animo dell’autore.

Quello che colpisce l’ascoltatore è la capacità di passare da sonorità quasi psichedeliche della traccia d’apertura (Slow Dance) per poi proseguire in un susseguirsi di musiche e melodie che trovano in Refractions la punta massima delle capacità musicale di Adriano Lenzi. In quest’ultimo brano, l’autore sfodera un campionario di chitarre, echi, riverberi e synth che spingono il brano oltre l’effettistica tradizionale.

Ho scelto di parlare della prima e dell’ultima traccia perché nel momento in cui mi sono avvicinato a questo lavoro, la sensazione che ho provato non è stata quella di trovarmi di fronte ad un semplice album strumentale ma bensì di fronte ad un vero e proprio film, dove momenti, sensazioni ed emozioni sono scanditi da brani come Gea, GlobeTwilight solo citare quelli che mi hanno maggiormente colpito.

L’autore dimostra e conferma di essere un musicista versatile capace di spiazzare e spaziare. Ti porta verso sonorità oniriche e in un attimo dopo ti ritrovi avvolto note minimaliste, quasi assenti, quasi sussurrate e infine, come un treno in corsa, ci ritroviamo di nuovo in suoni più grezzi che sfiorano quasi il grunge o il post rock come nel caso di Thawing of the River.

La musica strumentale, in fondo, è questa. Capacità di coinvolgere l’ascoltatore senza l’aiuto di testi o parole e quando questo capita, nove volte su dieci, ci troviamo di fronte ad un lavoro e a un autore di cui sentiremo parlare a lungo.

Adriano Lanzi nasce a Roma e già da molti anni, il suo nome circola come uno dei musicisti più interessanti nel panorama musicale alternativo. Una personalità eclettica, versatile e polistrumentistica. La sua carriera comincia fondando un quartetto di rock jazz (El Topo) per poi passare a gruppi afro jazz e la sua capacità e la sua enorme cultura musicale lo porta a collaborare anche con le radio e con i teatri. Le sue composizioni arrivano anche in diversi festival italiani ed europei, dove sono presenti documentari arricchiti dalle sue musiche.

Da sempre appassionato da artisti quali Robert Fripp, Bill Frisdell, Tortoise o Steve Rich, l’autore romano non ha nulla da invidiare ai grandi nomi appena menzionati. La sua capacità di creare e mescolare i suoni più diversi, sperimentare con gli effetti, gli accessori e scoprire sempre tecniche diverse lo portano a realizzare album strepitosi come questo The Calling.

Come ho detto prima la musica strumentale non è per tutti, ma questo lavoro non è un semplice album musicale, ma un vero viaggio introspettivo nell’animo umano.

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Michele Larotonda
Michele Larotonda nasce a Potenza nel 1977, ma vive e lavora a Milano. Scopre la sua passione per la scrittura durante i dieci anni trascorsi a suonare in una band in cui ricopre il ruolo di cantante e autore dei testi. Decisivo poi l’incontro con l’associazione culturale Magnolia Italia, grazie alla quale frequenta corsi di scrittura creativa e si avvicina al cinema scrivendo e realizzando cortometraggi che hanno avuto visibilità in alcune rassegne specializzate. Scrive sulla rivista letteraria Inkroci, occupandosi di recensioni musicali, e sul blog letterario Sul Romanzo, dove recensisce libri. Ha pubblicato i libri “Sai Cosa Voglio Dire?” e “Il fascino discreto della Basilicata”. “Il Sognoscuro” è il suo primo romanzo.
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