Above The Tree & Drum Ensemble Du Beat: recensione di Afrofulu

Musica africana e trance elettronica si fondono sul dancefloor contemporaneo di Above The Tree e Drum Ensemble Du Beat.

Above The Tree & Drum Ensemble Du Beat

Afrofulu

(Bloody Sound)

afrobeat, tribal, disco, jungle, elettronica, trance, rave disco, techno

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Above The Tree & Drum Ensemble Du Beat Afrofulu“La massa di pietra e terra cominciò a muoversi, come una barca che punta al mare di nuovo ignoto”. (José Saramago)

A distanza di dieci anni dall’esordio con l’album Cave Man, e con numerosi progetti collaterali alle spalle, Marco Bernacchia – aka Above The Tree – ed Edoardo Grisogani – aka Drum Ensemble du Beat – tornano in scena con le loro maschere dalle sembianze animalesche e un nuovo full-lenght intitolato Afrofulu, edito per l’etichetta jesina Blood Sound e anticipato dall’uscita del singolo Talker X.

Afrofulu, che letteralmente significa “afro spazzatura”, è un vero e proprio manifesto immersivo e multisensoriale di mondi che si toccano e interagiscono tra loro, regalando momenti di febbrile spiritualità. Così, musica africana e trance elettronica – come fossero nuvole di sabbia e nuvole di fumo di ghiaccio secco – si fondono sul dancefloor contemporaneo di Above The Tree, il quale, nei panni del produttore artistico, assembla le registrazioni percussive che i Drum Ensemble Du Beat hanno effettuato al NuFabric Studio di Fermo.

Facendosi soundtrack di un antico patrimonio comune di lingua e cultura, le cinque tracce di Afrofulu (Bufalo, Talker X, Lagos, F.C. Lampedusa, Sabbie) prendono forma attraverso la rappresentazione di un avanguardismo variopinto e poliritmico dai riflessi sabbiosi e legnosi, in cui vènti afrobeat subsahariani scavano solchi profondi nelle coste frastagliate del Mar Adriatico, concedendosi invasioni oltre-oceaniche, alla volta di fughe tropicali, per poi fare ritorno al cuore pulsante del continente nero.

Afrofulu si presenta in tutto il suo affascinante e coinvolgente mélange di alchimie tribali e memorie ancestrali, incarnando appieno quel modo universale di percepire la musica, nell’intento di coniugare diavolerie dark jungle, certo percussionismo metallico ed esoterico di civiltà del passato, psichedelia di culture indigene e atmosfere mediorientali, passando per trance-ecstasy industrial e rave culture, a cui si aggiungono sample vocali estrapolati dalla tradizione afro (canti della tradizione popolare afrocentrica, oppure estratti dei discorsi di Malcolm X e Martin Luther King) a impreziosire il pathos della release.

Un’intensa ed evocativa jam-session che punta a rievocare l’eterogeneità creativa di quel vibrante groove germogliato tra le baraccopoli galleggianti dei villaggi di Makoko e il tempio afrobeat di Kalakuta Republic, come strumento di denuncia sociale nei confronti del colonialismo e degli abusi di potere.

Pertanto, con questo sentimento condiviso di affinità tra contaminazioni musicali e iniziative umanitarie che ogni giorno coinvolgono immigrati e rifugiati (F.C. Lampedusa), i naviganti marchigiani Above The Trees e Drum Ensemble Du Beat continuano a dispensare vecchie e nuove semenze e a stimolare una fertilità compositiva che è ormai trademark strumentale del proprio carattere identitario, andando controcorrente rispetto al (re)flusso emotivo di un’attualità sempre più disumanizzata.

 

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