A Violet Pine
Nothing Safe
alternative rock
C’è da dire che i dischi dei A Violet Pine sono sempre molto originali e particolari. Nothing Safe, che si colloca sulla scia del precedente e interessantissimo Crown Shyness, vive di luce propria ed è un arcobaleno di sonorità cupe e malinconiche dove troviamo tutto e il contrario di tutto.
Per essere chiari, le influenze post-rock emergono subito con l’iniziale L’Iniquo, che ha anche delle sonorità shoegaze che danno origine ad un ordigno sonoro di primissimo ordine.
Melodie trasversali più consistenti le troviamo nella successiva Mr. Fingers. Il sound è improntato sempre su chitarre quasi compresse con la voce di Beppe Procida che, il più delle volte, ci compare come sussurrata e composta.
Con As I Did si entra nel campo del post rock più celebrale (sfidiamo a dire il contrario) dove sembra quasi che i nostri vogliano far implodere il pezzo, dando ad esso una sfumatura nera e cupa.
Un basso distorto e una chitarra granitica fanno da prologo alla nervosa The Sad Highspeed che ha dei connotati quasi stoner e questo aspetto fa capire come i ragazzi italiani siano bravi a saltare di palo in frasca senza crearsi troppi problemi a riguardo.
Con Lost Through The Lights entriamo nel campo delle ballad crepuscolari in cui si odono echi dei primissimi Radiohead (quelli di Pablo Honey tanto per chiarire).
Il trittico finale è un piacevole medley di tutto quello che si conosce degli A Violet Pine. La psichedelia è messa in risalto con My Old Self, mentre con Bad And Worse le atmosfere diventano nuovamente intimiste.
A chiudere il cerchio ci pensa The Bat’s Discomfort che è un po’ la summa di tutto quello che rappresenta oggi questo trio dalle doti tecniche e di scrittura non indifferenti: troviamo abilità strumentale, uso particolare delle melodie e gusto intelligente per gli arrangiamenti.
Insomma, Nothing Safe, che arriva nei negozi al tramonto dell’anno in corso, si colloca come una delle uscite più interessanti di questo 2025.
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