2:54: recensione concerto Roma Vintage, 7 luglio 2012

C'è un gran rumore attorno alle 2:54, di cui si parla oltremanica come la (solita?) next big think. Le abbiamo messe alla prova del live al Parco di San Sebastiano, dove si svolge il Roma Vintage. Guarda la foto gallery

2:54

Roma Vintage, 7 luglio 2012

live report

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2_54-recensione-concerto-romaC’è un gran rumore attorno alle 2:54, di cui si parla oltremanica come la (solita?) next big think. Dopo aver ascoltato il loro omonimo disco d’esordio, preceduto dall’interessante Scarlet Ep, eccoci allora ad attenderle alla prova del live, in mezzo al Parco di San Sebastiano, dove si svolge il Roma Vintage.

In verità ad attenderle eravamo davvero in pochi, una quarantina di persone, ad occhio e croce, diventate di più quando hanno aperto le porte per l’ingresso (gratuito) alla discoteca post concerto. Eppure era sabato sera! Eppure il biglietto costava 5 euro (cosa più unica che rara, di questi tempi)! E non credo che la “colpa” sia del concomitante concerto di Morrissey (andato sold out parecchi mesi fa).

Hanna e Colette Thurlow, che prendono il nome 2:54 dal minutaggio del punto che preferiscono della canzone A History of Bad Man dei Melvins, si presentano sul palco coadiuvate da un bassista e da un batterista. La storia le vuole fuoriuscite da un gruppo punk e già sotto contratto discografico dopo pochi demo realizzati con GarageBand (software musicale che mamma Apple dà in dotazione gratuita sui suoi computer).

La loro miscela musicale mischia il post-punk col revival shoegaze e una spruzzata di My Bloody Valentine, agitando il tutto con qualche goccia di stoner e con abbondanti dosi di Curve e Siouxie per quanto riguarda il cantato, specie dal vivo.

Tutto qua.

E se il disco è abbastanza carino, orecchiabile e s’ascolta bene e senza fatica sino alla fine, dal vivo mostrano la corda di arrangiamenti e schemi compositivi abbastanza simili tra loro.

In trentacinque minuti di concerto, snocciolano i brani principali del loro album, coreografati dalla cantante (che dovrebbe essere Hannah) con movenze a dir poco “strane”, mentre gli altri musicisti se ne stanno praticamente in penonbra tutto il tempo.

Riascoltato il loro disco dopo questo concerto, sono subito chiare alcune cose: probabilmente il lavoro in fase di produzione di Rob Ellis (già al lavoro con PJ Harvey) e il mixing di Alan Moulder (Smashing Pumpkins, fra gli altri) non hanno molto tenuto conto delle capacità tecniche della band sul palco, che è ancora da rodare; le canzoni proposte in studio, seppure non fanno gridare al miracolo, pretendono di restare nelle nostre orecchie a lungo. E probabilmente ci riusciranno.

Insomma, per quanto mostrato fino adesso le 2:54 sono una promessa mantenuta a metà. Se sopravviveranno al tritacarne mediatico inglese, anche migliorando la loro resa live, di sicuro avranno un futuro luminoso.

 

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Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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