Woes: recensione EP omonimo

Gli scozzesi Woes ci rimandano alle sonorità anni '90 fatte di grida di disperazione, senza mai perdere la scanzonata vena punk

Woes

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Rude Records

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woes

Una dichiarazione di intenti, un lungo grido e una forte scarica di energia: questo è Worst Friend, il primo singolo estratto dall’Ep degli Woes che porta proprio il loro stesso nome.

La pop-punk band di Glasgow, si è formata nel 2015 ma questi quattro musicisti hanno alle spalle una lunga carriera di live, avendo preso parte ai tour britannici ed europei di band differenti. Un anno fa però, la svolta; i quattro ragazzacci hanno deciso di concentrarsi solo su loro stessi. Ufficialmente gli Woes sono nati all’inizio del 2016 e l’obiettivo, fin da subito, è stato quello di concentrarsi e di sforzarsi al 100% pur di ottenere un risultato brillante. E ci sono riusciti.

David Jess & co., si sono rinchiusi in uno studio di registrazione sotto l’occhio vigile di Seb Barlow (Neck Deep, ROAM, WSTR) che li ha aiutati nella realizzazione del loro lavoro in studio. 20 ore al giorno in sala di registrazione, per scrivere, incidere e perfezionare questo Ep che contiene cinque brani che rispecchiano tutta la loro passione e dedizione.

I testi virano da messaggi di speranza a grida di disperazione, senza mai perdere quella vena scanzonata punk.
Le sonorità rimandano ai gruppi punk anni ’90, sono accattivanti ed aggressive e già da un primo ascolto, si percepisce che questi quattro musicisti sono animali da palcoscenico.

Un buon lavoro dunque, aspettando con ansia il loro album d’esordio.

 

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Laura Cirilli
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