Monkey Ranch: Alone

Monkey Ranch

Alone

(Red Cat Records)

alternative rock, grunge

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recensione Monkey Ranch- AloneRitorno al grunge nudo e crudo anni ’90: è questa la sensazione che si prova ascoltando Alone, il primo disco dei Monkey Ranch.

Nati sulle colline tosco – emiliane, i Monkey Ranch si incontrano nel 2012 e dall’idea del cantante e chitarrista Iacopo Ferrari, del bassista Jacopo Geri e dal batterista Alessio Petrucci prende vita questo nuovo progetto che ha in mente di riportare in auge le sonorità ormai perse del grunge, quello puro con forti influenze punk – rock, a tratti psichedeliche. L’attuale batterista Iacopo Sichi ed il chitarrista Francesco Ceccarelli si aggiungono nel 2013, quando il sound della band viene ulteriormente elaborato e definito. Questa nuova formazione si esibisce in contesti live in vari palchi soprattutto nella loro regione natale, ovvero la Toscana, fin quando non matura l’idea di registrare un disco con i loro brani più forti.

I quattro ragazzi si chiudono allora in sala registrazione ed è così che nasce Alone, il loro album d’esordio. Dieci brani che riconducono l’ascoltatore al grunge dei Pearl Jam, degli Stone Temple Pilots e dei Soundgarden, con sonorità che in Italia non si erano ancora ascoltate, almeno fino ad ora. Frustrazione, tristezza e odio verso una società che sta andando sempre più a rotoli insieme alla ricerca di un senso di pace che non arriverà mai, il tutto affrontato però con ironia: questi sono i temi trattati in Alone e cantati magistralmente da Ferrari la cui voce sofferta, esplode di rabbia nei ritornelli.

Già con la prima canzone Butcher, l’ascoltatore viene catapultato nella Seattle degli anni ’90, quando un nuovo genere musicale tra l’heavy metal, l’hard rock ed il punk rock si sta annidando dapprima nei piccoli club per poi scalare le classifiche mondiali. Ma nel rispetto del vero grunge, che è un mix di generi diversi, non mancano nemmeno venature country che si possono ritrovare in brani come Renegade e Dance with the witch e anche blues come in Danny Boy. Le altre tracce riportano ad un rock empirico, con la ricerca di sonorità cupe e rabbiose, il tutto caratterizzato da elementi acidi e psichedelici.

Questi quattro toscanacci hanno elaborato qualcosa di davvero molto interessante, una novità per il panorama musicale italiano ed europeo che si vanno ad arricchire con un lavoro sperimentale sia nella musica sia nei testi.

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