Vonamor: recensione disco omonimo

La classe sconfinata dei Vonamor nel debut album omonimo. Un esordio ricercato, stiloso, avvolgente, in un mare magnum di darkwave, elettronica e contaminazioni poliformi. 

Vonamor

s/t

(Time to Kill Records)

darkwave, post-punk, electro

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vonamor-recensioneLa vera sorpresa di questo ultimo periodo carico di ascolti forsennati, si chiama Vonamor, trio ispiratissimo che esordisce con l’album eponimo, prodotto da Lucio Leoni, su etichetta Time To Kill Records.

Le sorelle Giulia (voce, basso, flauto traverso) e Francesca Bottaro (drum station, sequencer, sax, clarinetto, synth), già attive nella scena underground con gli Shootin’ Stars, insieme al cantante Luca Guidobaldi (The Brindala, Seventh Will), sfornano otto tracce di electro/darkwave legate da un unico comune denominatore, la classe.

Difficile trovare qualcosa di simile nel nostro paese, il disco è dominato da un sound profondamente internazionale, così come internazionale risulta la concezione stessa del progetto, curato nei minimi dettagli anche a livello visivo.

I Vonamor si formano a Roma nel 2016 come esperienza concettuale che oltre alla musica abbraccia le arti performative (come si intuisce dal primo video, Fast-Forward Girl, dove i suoni sposano la danza e il teatro), e l’aspetto visuale/grafico capace di coinvolgere anche la loro anima cinematografica già emersa in passato con la produzione di colonne sonore per film e cortometraggi.

La musica dei Vonamor è evocativa e pulsante al tempo stesso, un vero e proprio viaggio  tra forme sonore estatiche e piene di fascino dove l’elettronica si mescola ai palpiti dark, noise e punk di ispirazione eighties fino a sfiorare territori dream pop, dub, trip-hop, post-rock e addirittura jazz.

I testi, scritti in inglese, italiano, francese, tedesco e perfino in cinese, scelta operata per rendere il prodotto cosmopolita e multiculturale, accompagnano chi ascolta in un percorso emozionale che racconta storie d’amore e di appartenenza, di sottomissione e protesta, di potere e desiderio, insomma i sentimenti nodali della vita di ognuno.

Storie di donne sfuggenti, di ricordi che spaventano, di desideri fatali, bisogni materni, di imperi in rovina e rivoluzioni latenti, storie di un mondo in crisi abituato ad un ritmo folle, sempre al limite tra realtà e distopia, la cui unica salvezza è appesa al tentativo di recuperare un rapporto reale e autentico con la natura ed il prossimo.

 

La magia che avvolge l’intero lavoro si manifesta sin dalla prima traccia, Empire + 2049, che avanza molle su un dub mood avvolgente dove galleggia l’impasto delle due voci, l’aulicità di Giulia VS il tono incalzante di Luca, un loop irresistibile con tanto di epilogo fumoso ai confini del jazz.

Lucky You è una traversata interstellare ai confini dell’universo, l’attacco preannuncia una pseudo ballad malinconica che sembra dover atterrare su una nuvola dopo aver oltrepassato la volta celeste ma quando meno te lo aspetti arriva impetuosa un’apertura da brivido, il ritmo diventa pressante così come l’urgenza comunicativa delle due voci, ancora una volta perfettamente incastrate tra loro tanto da confondersi, a tratti, in un corpo solo ed è impossibile non lasciarsi trasportare lontano, lontanissimo dal qui ed ora.

Se Mother Night rimane sospesa in una seducente bolla emotiva enfatizzata dal cantato in francese, con Wilderness ci si incammina in una boscaglia oscura dove dimorano folletti e fate, gli echi post rock aumentano la tensione di un basso preciso e cupo come metafora  perfetta del battito cardiaco.

Lascio per ultime le quattro tracce accompagnata da altrettanti iconografici video; paesaggi nebulosi traducono in immagini Never Betray Us con il suo mirabile basso ed una coda dilatatissima, cuori ardenti e fanciulli gioiosi descrivono il sound elettronico di Take Your Heart, scene di vita quotidiana frammiste ad una schiena curva femminile improvvisamente di nuovo eretta sono la trasposizione della febbrile Fast-Forward Girl mentre in You the People, quasi acida sul finale, si alternano fermo immagine di dettagli anatomici dai colori forti in netto contrasto con scene di deflagrazioni e guerriglie urbane.

Vonamor arriva come un dono inatteso e benedetto, un disco carico di fascino e sensualità, fatto d’amore, con amore, per amore.

È bello poter affermare con assoluta certezza che esistano progetti in grado di varcare gli italici confini ed incantare il mondo intero con le tre armi essenziali ed imprescindibili di cui sono muniti solo i grandi artisti; talento, sound personale, valentia artistica, la prova tangibile sono loro, i Vonamor.

https://www.vonamor.it

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