Utopia, Spleen: recensione dell’album d’esordio pop punk di Samuele Galato

Utopia esordisce con Spleen, nove brani tra pop punk, alternative rock ed elettronica sul disagio di una generazione. La recensione su RockShock.

Utopia

Spleen

(Gotha)

pop-punk, alternative rock, elettronica


Si chiama Utopia, ma il suo primo album ha i piedi ben piantati nella realtà, quella di una generazione cresciuta tra precarietà, aspettative irrealistiche e la sensazione costante di non trovare il proprio posto. Dietro il progetto c’è Samuele Galato, classe 2001, originario della provincia di Bergamo, che dopo l’EP Insomnia del 2023 e una lunga gavetta sui palchi di rassegne come Ambria Music Festival, Clamore Festival e Sagrado Festival arriva all’esordio sulla lunga distanza con Spleen, pubblicato per Gotha Music.

Il titolo pesca da Baudelaire e dalla sua malinconia esistenziale, un’inquietudine senza una causa precisa che si insinua in ogni aspetto della quotidianità. Galato però la intende come la tensione che precede il cambiamento, il punto in cui la frustrazione si trasforma in energia e il bisogno di reagire prende il sopravvento su quello di sopravvivere.

I nove brani ripartono dall’urgenza del pop punk dei primi anni Duemila e la contaminano con aperture alternative, elettroniche e indie. Aldilà apre con una ritmica serrata che prende di mira le maschere sociali incarnate dal capo e dalla vicina di casa, Uccidimi alza il tiro con un piglio quasi marziale contro un mondo adulto che ha smesso di sognare, mentre Stupido spinge su una ritmica da pista da ballo per raccontare il disorientamento di chi fatica a capire sé stesso, tra rimandi a Stevenson e Kafka. Odio, in bilico tra elettrico e acustico, è il ritratto più cupo del disco, una routine alienante che si chiude in un finale crudo e disilluso.

Non mancano i momenti più intimi. Ponte Levatoio è una ballata che si affida a un immaginario medievale fatto di castelli, scudi e draghi per parlare della fatica di chiedere aiuto, Nulla X Sempre esplora il lato più fragile di una relazione ormai incrinata. Il brano che dà il titolo all’album è il cuore concettuale del lavoro, tra pop alternativo ed elettronica, sul senso di immobilità di chi corre senza arrivare da nessuna parte, mentre La fine dei giochi chiude il cerchio con una riflessione lucida sulla crescita, sulla solitudine e sulla fine delle certezze.

Chitarre abrasive, ritornelli che esplodono e testi senza filtri: Spleen guarda apertamente a un modello preciso, ma lo fa con una sincerità che rende credibile anche il disagio più personale, trasformandolo in un racconto collettivo in cui alternano rabbia, ironia e fragilità. Un esordio che colloca Utopia tra i nomi da tenere d’occhio nella nuova scena pop punk italiana.

Gli ultimi articoli di Massimo Garofalo

Condivi sui social network:
Massimo Garofalo
Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta).

Articoli: 905