Tricky: Mixed Race

A due anni dal deludente Knowle West Boy torna Tricky con Mixed Race, album che riporta in auge le sonorità trip hop degli esordi, con una strizzata d'occhio alla world music

Tricky

Mixed Race

(Cd, Domino)

trip Hop, elettronica

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Tricky – Mixed RaceA soli due anni di distanza dal deludente Knowle West Boy, torna Tricky con un nuovo album.

Nato a Knowle West, Bristol, in Uk, Tricky iniziò ad affacciarsi al mondo musicale all’età di 15 anni quando conobbe DJ Milo col quale fondò un sound system chiamato The Wild Bunch.

Nel 1987 il collettivo evolse nei Massive Attack. Nei primi anni ’90 proprio i Massive Attack, insieme ai Portishead, diedero origine ad una nuova scena di Bristol, il cui sound prese il nome di Trip Hop.

Tricky però riteneva di essere poco coinvolto nel progetto dei Massive Attack e iniziò una carriera solista, seppur continuando a collaborare con il gruppo. Il suo esordio con l’album Maxinquaye fu di quelli col botto e l’EP con il singolo Hell Is Round The Corner arrivò a conquistare la dodicesima posizione in Uk.

Successivamente giunsero altri 7 album, fra i quali sono da ricordare soprattutto Angels With Dirty Faces e Blowback per le virate nel suono, ma nessuno ebbe il successo dell’album degli esordi.

Con questo Mixed Race, Tricky torna in parte alle sonorità delle origini, senza però tralasciare gli elementi più garage degli ultimi anni e facendosi influenzare da sonorità dell’Africa del nord nonchè dell’America Latina.

Every Day, brano che da inizio all’album, è il classico brano alla Moby; un mix fra folk, trip hop e world music.

Subito dopo però arriva Kingston Logic, quasi clone per metrica  lirica di Technologic dei Daft Punk, sul finire del quale appare finalmente il tipico cantato sussurrato e cavernoso di Tricky.

Early Bird è uno dei brani migliori dell’album; base jazzata, cantato femminile suadente di Frankie Riley e atmosfere da Bristol dei primi anni ’90.

I brani migliori di questo Mixed Race sono proprio quelli che si riferiscono allo stile delle origini, così anche Ghetto Stars, incanta con le sue atmosfere che ci riportano indietro di ormai un ventennio.

Ecco poi un salto nella musica africana con l’algerino Hakim Hamadouche che canta nel brano Hakim, un brano pieno di influssi rai che però non convince pienamente.

A seguire Come To Me che purtroppo di piacevole ha solo l’intro che ripropone Garota De Ipanema.

Murder Weapon, primo estratto dall’album è la cover del singjay giamaicano Echo Minott, un brano molto trascinante su base della famosissima Peter Gunn di Henry Mancini.

Chiudono l’album l’elettronica “danzereccia” in stile Caribou di Time To Dance, il bellissimo downtempo Really Real e Bristol To London un mix fra dancehall e garage.

In definitiva questo Mixed Race riporta Tricky in ambiti a lui più consoni e nonostante sia lontana l’egregia qualità di Maxinquaye, questo album, nonostante qualche calo, è di buona fattura.

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Fabio Busi
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