Tindersticks: Falling Down A Mountain

Il secondo capitolo della nuova vita dei Tindersticks è vitale, soulful, ed una piccola gioia per le orecchie

Tindersticks

Falling Down A Mountain

(CD, 4AD)

soul, rock

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I Tindersticks avevano dato l’impressione di aver raggiunto la fine del loro viaggio dopo quasi quindici anni e sei album con il Waiting For The Moon del 2003, che pareva  un bell’addio, anche considerando l’avvio imminente della carriera solista del frontman Stuart Staples. Invece, cinque anni più tardi, ritornano con una nuova line-up ed un nuovo album, The Hungry Saw, che fa ben sperare i fan. Ed a ragione: il nuovo Falling Down A Mountain non fa rimpiangere i vecchi Tindersticks, ed anzi, dona nuova linfa ad una carriera e ad una band che sembravano ormai giunte ad uno stallo.

Impressione favorita immediatamente dalla title track che apre l’album: un lungo ed ipnotico cool jazz in cui fluttuano tromba e nuvole di elettricità mentre Stuart Staples si lancia in una interpretazione vocale ispirata e tesa. Se l’intero album fosse così potrebbe essere o un capolavoro o una noia mortale. Ad ogni modo così non è: nel resto della scaletta non c’è infatti traccia di brani così sospesi e cupi. Keep me beautiful è infatti una tipica ballata in stile Tindersticks: se si chiudono gli occhi e se ne segue il languido ritmo Motown si riescono quasi ad immaginare luci soffuse e divanetti bassi da discoteca anni ’70.

Si accendono le luci e si alzano i ritmi soltanto con la terza traccia, la spigliata Around My Table con il suo ritornello tutto “la la la”. La scia di frivolezze prosegue con una Peanuts molto amena (a tratti divertenti, ma alla lunga un po’ debole) che vede Staples dettare à la Lee Hazlewood & Nancy Sinatra con la canadese Mary Magareth O’ Hara.

A seguire c’è il flamenco  di She Rode Me Down (che passa veloce senza colpo ferire, il momento forse più basso in scaletta), la sospesa poesia strumentale di Hubbard Hills che incanta per tre minuti scarsi (ed un po’ dispiace siano così pochi o che non siano magari il preludio a qualcosa di più), e la ritmata Black Smoke che ingrana un riff spassoso ed un passo buono per un blues-rock degli Stones. Appena meno godibile l’ugualmente spedita No Place Alone.

A chiudere l’LP ci sono Factory Girls e Piano Music: la prima è una ballata che non preme il pedale della drammaticità ma preferisce un mezzo registro che la rende forse meno immediata ma vibrante di fascino, mentre la seconda è una piccola sinfonia che (tra archi, chitarre, e rintocchi di pianoforte), per colori e suggestioni, potrebbe rimandare al vivido ed al contempo misterioso dipinto in copertina.

Si è detto godibile per descrivere parti di Falling Down A Mountain, e godibile è probabilmente anche il termine giusto per decifrare questi nuovi Tindersticks: più disinvolti e ironici di molte loro precedenti incarnazioni, hanno tutta l’aria di divertirsi (e voler divertire), cercando al contempo di non toccare terreni della loro discografia troppo battuti.

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Michele Segala
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